Sentenza Nemesis, l’ex sindaco Seminario ha operato nella legalità
Assolti tutti gli imputati di mafia, sgretolate le accuse nei confronti del primo cittadino di Casabona che deve essere processato con rito ordinario
CASABONA – “Contrariamente a quanto ipotizzato dall’organo d’accusa, la condotta del Sindaco non ha manifestato alcuna deviazione dai canoni di legalità, né alcuna parzialità a favore dell’imputato o della sua presunta cosca di appartenenza.”
È questo uno dei passaggi chiave delle motivazione della sentenza del Gup del Tribunale di Catanzaro, Mario Santoemma riguardo il processo Nemesis. Sentenza con la quale lo scorso 17 giugno sono stati assolti tutti gli imputati indagati per i reati di associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso: Carlo Mario Tallarico, Ludovico Tallarico, Sergio Tallarico, Giuseppe Pullerà, Daniele Tallarico e Cataldo Poerio.
Accusa smontata dalla sentenza del gup
Il passaggio fa riferimento alla figura dell’ex sindaco di Casabona Franco Seminario che, nell’ambito dell’operazione, era stato arrestato e condotto in carcere e di fatto ‘assolve’ completamente l’ex il primo cittadino – che ancora deve subire il processo con rito ordinario – dalle pesanti accuse di scambio elettorale politico-mafioso smontando pezzo per pezzo il teorema accusatorio che ipotizzava un sindaco “asservito” alla criminalità.
La sentenza spazzando via ogni ombra sull’azione amministrativa: “Al contrario – si legge nelle motivazioni -, l’operato della Pubblica Amministrazione si è articolato nel pieno e rigoroso rispetto delle prerogative di legge e delle procedure istituzionali vigenti. L’intervento del primo cittadino, lungi dal configurarsi come un’interferenza illecita o un favoreggiamento di stampo mafioso, si è tradotto in una legittima e doverosa azione di coordinamento e verifica formale, del tutto avulsa da logiche di sottomissione o agevolazione della criminalità organizzata.”
L’intero impianto accusatorio, che aveva travolto il Comune portando prima alle dimissioni e poi allo scioglimento del Consiglio per presunte infiltrazioni mafiose, esce letteralmente demolito dal giudizio abbreviato. L’indagine aveva portato l’assessore Anselmo De Giacomo agli arresti domiciliari per voto di scambio e il vicesindaco Leonardo Melfi a essere indagato a piede libero. Un’infiltrazione mafiosa che, come sancito ora dalla giustizia penale, di fatto non è mai esistita ma la sola presunzione di colpevolezza ha causato lo scioglimento del Consiglio comunale.
Le assoluzioni nel rito abbreviato
La motivazione del Gup sancisce, invece, “l’assoluta insussistenza del contestato sodalizio di stampo mafioso, attesa la totale mancanza di elementi probatori idonei a dimostrarne l’esistenza”. Viene a cadere la radice stessa dell’inchiesta: non c’è prova dell’operatività della cosiddetta ‘ndrina di Casabona, e di conseguenza tutti gli imputati al processo con rito abbreviato per il 416-bis sono stati scagionati.
La lettura delle intercettazioni
Un capitolo centrale delle motivazioni riguarda la posizione del sindaco Francesco Seminario (che deve essere processato con rito ordinario) e il presunto reato di scambio elettorale politico-mafioso. Il Gup trancia ogni dubbio, affermando che “l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria in ordine al delitto di scambio politico-mafioso emerge, in modo logicamente e giuridicamente assorbente, dall’esito della valutazione del reato presupposto”. In altre parole: senza mafia, non può esserci voto di scambio mafioso.
Ma la sentenza entra anche nel merito delle captazioni ambientali e telefoniche usate contro il primo cittadino, sposando in pieno la linea interpretativa già anticipata dalla Cassazione. Sulle conversazioni tra il sindaco e l’intermediario Francesco De Paola, considerate dall’accusa la prova del patto, il giudice chiarisce che il contesto era privo di ombre: si evince che inizialmente i due parlavano dei rapporti tra il Seminario e Salvatore Palmieri (cognato di Tallarico), avvenuto quando le liste elettorali erano già chiuse da tempo e “solo dopo che il Seminario pronunciava la frase «comunque poi, si ma dopo le elezioni, poi dopo facciamo quello che dobbiamo fare» (frase che, dunque, pare essere riferita esclusivamente al percorso di riavvicinamento politico che avrebbe potuto condurre il Palmieri a svolgere un ruolo nella coalizione guidata dal Seminario) il De Paola, rispondendo alla domanda del Seminario se il Tallarico fosse «tranquillo», gli riferiva che il Tallarico era «tranquillisimo» e lo avrebbe senz’altro sostenuto […] informazione alla quale il Seminario replicava affermando due volte «va bene, faccia quello che vuole» […] e troncando immediatamente la conversazione”.







