Migranti Crotone, Pollinzi: serve un tavolo istituzionale
L’ex assessora ai servizi sociali chiede supporto al Governo. I municipi non possono sobbarcarsi da soli il peso delle scelte statali
CROTONE – Coordinare le misure per le persone senza dimora, valorizzare le competenze del territorio e riattivare i tavoli di confronto istituzionale, come il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione e il dialogo tra ANCI e ministeri. Sono alcune dei consigli dell’ex assessora ai servizi sociali del comune di Crotone, Filly Pollinzi, per trovare soluzioni alla gestione dei migranti che bivaccano in strada.
Anche Pollinzi come il sindaco evidenzia come gli enti locali siano lasciati soli in queste situazioni che competono allo Stato. “Sui territori – scrive Pollinzi – si scarica ormai da anni gran parte delle conseguenze di politiche migratorie prevalentemente emergenziali e securitarie che non risolvono i problemi ma li esasperano, producendo nuove marginalità e aggravando quelle già esistenti, con ricadute concrete sulla vita delle nostre città”.
L’ex amministratrice aggiunge inoltre che “su temi così delicati non servono letture improvvisate né semplificazioni e apprezzo che finalmente nel dibattito politico locale qualcuno avverta la necessità di richiamare alle proprie responsabilità il Governo e tutte le istituzioni coinvolte”.
Le politiche migratorie a Crotone e il peso sui Comuni
La distanza tra le decisioni prese a livello nazionale e le realtà locali appare sempre più profonda. “A Crotone, terra di approdo, questa situazione è particolarmente evidente. Persone costrette a rimanere (o a ritornare) sul territorio per mesi, spesso in attesa di un documento o di un procedimento amministrativo, finiscono in un limbo burocratico e sociale. Quando mancano percorsi chiari di accoglienza e inclusione, crescono vulnerabilità, povertà, sfruttamento e marginalità, con conseguenze inevitabili anche sulle comunità locali”, si legge nella lettera aperta.
Pollinzi mette in guardia sulle vere criticità del sistema, difendendo le fasce più deboli: “Il problema, però, non sono le persone più povere di noi né quelle costrette a vivere per strada. Il problema è un sistema che lascia le persone senza risposte e, contemporaneamente, lascia i territori senza strumenti adeguati”. Un passo avanti è stato compiuto di recente dal settore Politiche Sociali del Comune pitagorico con l’avviso per l’accoglienza notturna dedicato alle persone senza dimora, ma per l’ex assessora questa iniziativa “non sarà sufficiente se non intervengono altre risposte”.
Le tre priorità per una gestione strutturale
Per superare l’attuale fase, vengono individuate priorità d’azione immediate. In primo luogo, coordinare gli strumenti di accoglienza previsti dalla normativa senza confusione tra i diversi livelli istituzionali, per evitare che “a farne le spese è chi opera per strada come i servizi sociali che subiscono pressioni senza avere strumenti adeguati e le forze di polizia”.
Successivamente, serve riaprire la discussione con chi governa centralmente. Pollinzi chiede ufficialmente che “la Prefettura riattivi il Consiglio Territoriale per l’Immigrazione e ANCI rilanci il confronto nazionale tra Governo e Comuni, perché chi vive quotidianamente questi problemi deve poter portare la propria esperienza e le proprie proposte nei luoghi dove si assumono le decisioni”.
Infine, un richiamo alla coesione sociale e al senso del dovere delle varie parti in causa: “Perché la dignità delle persone che arrivano e la qualità della vita delle comunità che le accolgono non sono questioni contrapposte: sono due dimensioni dello stesso problema e devono essere affrontate insieme, con competenza, serietà e responsabilità istituzionale”.


