SEDICESIMA UDIENZA
|Processo naufragio, il contrammiraglio: la Finanza ha rifiutato il nostro aiuto
Sciarrone depone in tribunale sui soccorsi al caicco Summer Love. Analizzate le scelte operative di quella notte e il ruolo di Frontex
CROTONE – “Secondo me l’intercetto del caicco era possibile, perché se non riescono ad intercettare un bersaglio che naviga a 6 nodi verso costa…”. Sono le parole del contrammiraglio Giuseppe Sciarrone, comandante della Direzione marittima di Reggio Calabria, pronunciate il 2 ottobre durante la sua testimonianza al processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui naufragio, avvenuto il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro, ha causato 94 morti.
Per questa vicenda sono imputati per omicidio e naufragio colposo Giuseppe Grillo, 58 anni, all’epoca capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (ROAN) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 52 anni, all’epoca comandante del ROAN di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 53 anni, all’epoca ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 54 anni, all’epoca comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 42 anni, all’epoca ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma, e infine Nicola Nania, 53 anni, all’epoca in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria.
Le testimonianze al processo per il naufragio di Cutro
L’udienza di venerdì sulle responsabilità per il naufragio di Cutro ha evidenziato lo scontro totale tra le difese dei rappresentanti dei due corpi dello Stato, nel tentativo di scaricarsi a vicenda le responsabilità di cui vengono accusati dalla Procura di Crotone. E il contrammiraglio Sciarrone non è stato da meno, anche se il suo atteggiamento è sembrato quello di colui che lancia il sasso e nasconde la mano.
Rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini, il contrammiraglio Sciarrone ha difeso l’operato della Guardia Costiera riferendosi alle dichiarazioni rese ai carabinieri durante le SIT del 27 maggio 2024: “Io non sapevo chi ci fosse in mare quella notte; nella chiamata che ha fatto Spanò ci è stato detto che la motovedetta V5006 della Guardia di Finanza era in mare. A noi è stato fornito un dato certo che mi ricollegava alle capacità di navigazione. Ci è stato detto che la motovedetta della Finanza avrebbe atteso il caicco in zona. L’operatore Spanò ha dato per scontato che fossero in mare e che quell’informazione fosse giusta, cioè che la 5006 fosse in zona. Ci è stato detto che avrebbero aspettato ‘mare permettendo’. Quel ‘mare permettendo’ poneva una proiezione futura di quello che sarebbe potuto succedere e per questo Spanò offrì due assetti, quelli di Crotone e Roccella. Ha detto che, se la Finanza ci avesse detto di avere un problema, noi avremmo inviato una nostra unità. Ma l’offerta venne rifiutata: l’operatore della Finanza disse che avrebbero chiamato in caso di bisogno. Le parole della Finanza chiusero quell’interlocuzione, rimasero d’accordo che, nel caso, avrebbero approfittato delle nostre motovedette”. Poi, però, il comandante regionale della Capitaneria di Porto ha precisato: “E, nei limiti delle disposizioni in vigore, io non trovo nulla in contrasto con le disposizioni in vigore”.
Il rimpallo di responsabilità tra Capitaneria e Finanza
Sciarrone, rivolgendosi all’avvocato Giuseppe Di Renzo (difensore di Giuseppe Grillo, che chiedeva perché sostenesse che la Finanza quella notte avesse operato), ha ribadito: “Sulla base della conversazione con Spanò. Ci hanno chiamato e hanno rifiutato il nostro supporto”. Nelle SIT acquisite al fascicolo del Tribunale, Sciarrone dice di più: “Io ritengo che la GdF avrebbe dovuto chiamarci immediatamente nel momento in cui batteva il target, avevano l’obbligo di intervenire chiamandoci una volta scoperto il target”.
Sciarrone ha spiegato anche perché nelle sue dichiarazioni ha parlato di mare possibile: “Ho detto questo perché il giorno dopo avevo preso cognizione, attraverso la boa Ispra, che quella notte l’onda era intorno ai 2 metri, all’interno del range di mare 4. Dopo il naufragio, poi, intervenimmo con le nostre motovedette e con una classe 700, che non è una classe ognitempo, partita da Catanzaro Lido. Avendo noi navigato con una barca di questo tipo, confidavamo che anche un’unità della Finanza potesse navigare con quel mare”.
Sciarrone ha precisato anche una sua risposta nella quale sosteneva che la Guardia Costiera “pretende che, se ci viene comunicato che una barca della Guardia di Finanza è in mare, la barca della Guardia di Finanza debba essere nella zona delle operazioni e che qualsiasi altra modifica venga comunicata all’ICC e a noi”. “La pretesa – ha detto Sciarrone in aula – è forse un termine esagerato, ma rispondevo in quel modo perché mi aspettavo che le cose che ci erano state dette quella notte fossero rispondenti a quelle comunicazioni, perché quello che abbiamo fatto è stato fatto in base a quelle comunicazioni”.
Le comunicazioni di Frontex prima del naufragio di Cutro
L’ufficiale, rispondendo all’avvocato di parte civile Lidia Vicchio, ha anche affermato che “nell’avviso di Frontex non c’era scritto da nessuna parte che fossero migranti: ho letto il messaggio, c’era scritto possible people”. Dagli atti dell’indagine risulta però che Frontex ha invece segnalato un possible migrant vessel. Sciarrone ha poi ammesso di non sapere che i messaggi di Frontex fossero due. Il contrammiraglio ha sostenuto la tesi comune a tutti, ovvero che quello della notte del 26 febbraio non fosse un evento SAR e che quindi la Guardia di Finanza avesse fatto bene a indicare l’evento come law enforcement. Sciarrone ha scaricato le responsabilità su Frontex: “La prima valutazione la fa l’aereo di Frontex e decreta l’operazione di polizia; loro hanno valutato le condizioni del mare, la buona navigabilità fa capire che non c’era bisogno di un’operazione di soccorso in quel momento. Il caicco non naufraga a dieci miglia, ma per la manovra imperita del timoniere. È ovvio che bisognava intercettare la barca, era doveroso”.
L’avvocato di parte civile Marco Bona ha chiesto delucidazioni sul mancato tracciamento da parte della GdF del caicco, dalla segnalazione di Frontex delle 22:26 alla battuta del radar di Campolongo delle 03:34. “Lo deve chiedere a Frontex – ha risposto l’ufficiale – che deve tracciarlo e restare lì. Non è stato tracciato”. Poi all’avvocato Di Renzo, che chiedeva se in difetto di monitoraggio l’intercetto fosse agevole, Sciarrone ha replicato: “Lo chieda alla GdF. Il battello veniva verso costa, loro avevano detto che stavano sotto costa, avrebbero potuto benissimo attenderlo”. Quando il presidente del Tribunale, il giudice Alfonso Scibona, ha fatto notare che nelle precedenti udienze era emerso che le unità della Finanza non avevano la capacità di poter intercettare il caicco perché l’assetto disponibile non lo permetteva, il contrammiraglio ha riconosciuto: “Le capacità della Guardia Costiera sono più performanti, se loro non sono riusciti a tenere il mare de



