Bando Chiama Roma: l’allarme sindacale per i posti di Crotone
La vertenza coinvolge circa 150 lavoratori del contact center crotonese. Cgil e Cisl contestano il trasferimento delle attività a Roma
CROTONE – I sindacati rilanciano l’allarme sul futuro dei lavoratori del contact center. Al centro della protesta ci sono il rischio di esuberi, il possibile trasferimento delle attività nella Capitale e l’applicazione della clausola sociale a tutela del personale attualmente impiegato sulla commessa.
La vicenda si inserisce in un quadro occupazionale già particolarmente delicato per il territorio crotonese. Tra la vertenza Konecta R e le difficoltà legate al passaggio del bando Chiama Roma, il futuro di centinaia di lavoratori ex Abramo resta segnato dall’incertezza.
La vertenza che coinvolge Crotone
La situazione si trascina ormai da mesi. Già alla fine di dicembre 2025 il Consiglio comunale di Crotone aveva acceso i riflettori sul futuro dei circa 150 lavoratori del contact center, preoccupati dalle prospettive legate alla nuova gara d’appalto.
A gennaio 2026 era arrivata la conferma da parte del Campidoglio della legittimità della procedura di gara, alimentando le preoccupazioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Nei giorni successivi anche la Confial aveva denunciato l’assenza di risposte definitive sul futuro delle oltre 125 famiglie interessate dalla vertenza.
Ora, con il nuovo assetto della commessa, la questione torna al centro del confronto sindacale.
La Cgil: “Rischio esuberi del 30%”
A contestare le prospettive emerse dal confronto con l’amministrazione capitolina è la SLC CGIL Calabria. Secondo quanto riferito dal sindacato, nel corso dell’ultimo incontro il Comune di Roma avrebbe ribadito la volontà di concentrare l’intero servizio sul territorio romano.
A preoccupare ulteriormente è il riferimento agli effetti dell’automazione sull’organico. “I processi di automazione potrebbero determinare un esubero del personale pari al 30%”, riferisce la Cgil nel resoconto della riunione.
Per il sindacato si tratta di uno scenario particolarmente critico per i lavoratori di Crotone, molti dei quali sono impiegati nel servizio da oltre dieci anni.
La Slc Cgil Calabria contesta inoltre l’ipotesi di utilizzare l’innovazione tecnologica come motivazione per eventuali riduzioni dell’organico, sostenendo che la trasformazione digitale dovrebbe essere accompagnata da strumenti in grado di tutelare l’occupazione.
La Cisl: “Continuità occupazionale”
Sulla vicenda interviene anche la Cisl, che ha diffuso il resoconto dell’incontro con la società subentrante Concerto.
Tra i principali nodi evidenziati dal sindacato c’è la gestione del servizio su due territori, Roma e Crotone. La distribuzione delle attività e dei carichi di lavoro dovrà infatti essere compatibile con i volumi di traffico e con l’organizzazione della nuova commessa.
Ma il punto centrale resta la clausola sociale.
La Cisl evidenzia il “rischio concreto di eccedenze di personale” legato alle nuove condizioni dell’appalto e all’assetto operativo dell’azienda aggiudicataria.
I sindacati chiedono un tavolo permanente
La Cisl propone inoltre una gestione preventiva di eventuali criticità occupazionali, attraverso una vera e propria contrattazione d’anticipo.
La richiesta principale è però l’apertura immediata di un tavolo tripartito di garanzia, al quale dovrebbero partecipare le organizzazioni sindacali, la società Concerto e l’amministrazione capitolina.



