Sanità, Pacenza: il Piano di rientro una violenza democratica

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CROTONE – “La nostra regione vive da troppi anni il piano di rientro e la gestione commissariale che sicuramente non hanno aiutato la celerità dei processi. Il piano di rientro è una direttiva ministeriale per le regioni che producono deficit, ma si è dimostrato fallimentare perché non può cancellare quella che è l’organizzazione ed il bisogno di salute. Non ci può essere di questo una visione ragionieristica, ed in questi anni, purtroppo, la salute calabrese è stata gestita dal ministero dell’Economia e non da quello della Salute. Questo è stato devastante”. Lo ha detto l’onorevole Franco Pacenza al convegno regionale di medicina primaria della Fimmg che si è svolto venerdì e sabato mattina al Lido degli Scogli di Crotone. Il delegato del governatore della Calabria, Mario Oliverio, per la sanità è intervenuto nella conferenza stampa per la presentazione del bilancio del primo anno dello screening oncologico al colon retto dell’Azienda sanitaria pitagorica, a fianco del direttore generale Sergio Arena.

Scura ha fallito

“La responsabilità – ha aggiunto Pacenza – è stata dei governi politici regionali che hanno sgovernato le attività sanitarie, ma non è compatibile che un piano di rientro dal debito possa durare dieci anni. Siamo al terzo triennio e non è possibile che questo sistema venga affidato a strutture esterne, perché questa è una violenza sul piano democratico”. A suo giudizio, il commissario che sovrintende al piano di rientro sanitario, Massimo Scura, non avrebbe fatto il suo dovere, come dimostrerebbero i dati relativi alla crescita della sanità calabrese. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Cergas della Bocconi sui movimenti dei flussi sanitari dal 2010 al 2015, la Calabria è la regione italiana con meno posti letto; secondo i dati del ministero dell’Economia  e delle Finanze, l’emigrazione sanitaria passiva ha superato la soglia dei 301 milioni di euro.

Se ne devono andare

“In questi anni le regioni sottoposte a piano di rientro sono state strozzate anziché aiutate a superare il disavanzo. I piani di rientro si rispettano: se la legge prevede una durata di tre anni, allo scoccare del triennio a chiuso”, ha tuonato Pacenza. Invece “il terzo triennio scade nel 2018 e ancora qualcuno dice che poi si vedrà”. Ma “se ne devono andare perché non sono stati capaci di risanare il sistema in nove anni”, ha rincarato la dose il delegato di Oliverio alla sanità. “Noi ci batteremo perché questa faccenda del commissariamento si chiuda prima possibile, perché il piano di rientro venga affidato al presidente, come avviene in tutte le regioni italiane, e io non ci sto che nella mia regione non possa essere cosi, con l’ambizione di uscirne e fare in modo che il nostro sistema sanitario possa competere con quello delle altre regioni”.