Aemilia: al via Appello nella nuova aula bunker, tra gli imputati Iaquinta e padre

BOLOGNA – Nella rinnovata e modernissima aula bunker del carcere di Bologna, realizzata proprio per questo processo (nella foto), ha preso via la prima parte dell’appello di ‘Aemilia’, concluso in primo grado a Reggio Emilia con 118 condanne per circa 1.200 anni di carcere a ottobre 2018. L’udienza riguardava i 24 imputati che, a dibattimento in corso, hanno chiesto di essere processati in rito abbreviato per il reato di associazione mafiosa. Alcuni detenuti erano presenti nelle due gabbie allestite nell’aula, altri collegati in videoconferenza. Il 19 febbraio comincerà il secondo grado anche del rito ordinario dopodiché, presumibilmente, i due procedimenti saranno riuniti.

La Corte di appello presieduta dal giudice Alberto Pederiali ha rinviato intanto al 20 febbraio e per quella data potrebbe decidere sull’istanza di ricusazione presentata dal difensore dell’imputato Pasquale Brescia, l’avvocato Gregorio Viscomi, che ha ravvisato una possibile situazione di incompatibilità per un altro componente del collegio, Giuditta Silvestrini per aver già giudicato un altro processo con Brescia imputato. La posizione di un altro imputato, Palmo Vertinelli, è stata stralciata e rinviata ad aprile per un difetto di notifica al difensore.

Nelle prossime udienze la Procura generale, rappresentata in aula dai sostituti pg Valter Giovannini, Lucia Musti e Luciana Cicerchia, potrebbe chiedere, vista la complessità del maxi-processo, la proroga della custodia cautelare di fase. Tra chi è imputato nel rito ordinario, anche Vincenzo Iaquinta, ex calciatore campione del mondo, condannato in primo grado a due anni per reati di armi, e il padre Giuseppe, imprenditore, condannato a 19 anni.