Aemilia, giudice decide se sentire pentito Giglio

aula_processo_aemilia
aula_processo_aemilia

Il giudice dell’udienza preliminare Francesca Zavaglia che sta celebrando il processo con rito abbreviato scaturito dalla maxi operazione antimafia ‘Aemilia’ si pronuncerà nella prossima udienza, venerdì, sulla richiesta del difensore di Giuseppe Giglio, imputato divenuto collaboratore di giustizia, di essere sottoposto a interrogatorio nel processo alle cosche. Per Giglio, ritenuto uno degli organizzatori dell’associazione mafiosa contestata dalla Dda di Bologna, i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno già chiesto una condanna a 20 anni. Lo scorso mese di gennaio, inoltre, aveva subito un nuovo arresto ed il sequestro dei beni (per 20 milioni di euro), tra cui l’ agriturismo ‘Giglio’ con l’ accusa di aver agito per eludere il sequestro dei propri beni con la costituzione di società intestate a prestanome.

In udienza il difensore di Giglio, l’avvocato Luigi Li Gotti, ha tenuto la propria arringa e spera di poter accedere all’attenuante speciale conseguente alla scelta di collaborare: “Ho manifestato inoltre – ha detto al termine ai cronisti – perplessità per la contestazione del ruolo di organizzatore”. Secondo Li Gotti Giglio fu infatti inizialmente un imprenditore vittima della ‘ndrangheta, che lo voleva uccidere perché doveva loro dei soldi, dopo di che iniziò a ‘lavorare’ con loro perché esperto in false fatturazioni. Nei verbali redatti dagli inquirenti l’uomo ha descritto la struttura e i capi, ma anche l’autonomia del gruppo nel mirino dell’inchiesta Aemilia e i rapporti con il boss di Cutro, Nicolino Grande Aracri. Ai pm Mescolini e Ronchi il pentito ha spiegato chi sono gli ‘affiliati’ alla ‘ndrangheta del gruppo emiliano facendo i nomi di Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri, Gaetano Blasco e Antonio Valerio. Alla domanda su chi glielo avesse detto, Giglio ha indicato Blasco, uno dei due dell’intercettazione con le risate sul Sisma del 2012: “Quelli che erano affiliati – dice Giglio – li chiamava fratelli”.
‘Fratelli’, che gestivano le operazioni al nord, con una propria autonomia, sostiene Giglio, ma che mantenevano anche un rapporto con Grande Aracri. “I soldi a Nicolino arrivano mo’ al di fuori da quel recupero o non quel recupero, cioé tutti i mesi o ogni volta che ce n’è bisogno per gli avvocati e per quant’altro, arrivano i soldi giù. Questo glielo posso dire con certezza perché ne abbiamo discusso sia con Sarcone, sia con Diletto”. Soldi portati in contanti, tramite corrieri.
Giglio ha parlato anche del suo ruolo nella cosca: “Anche se io non sono una persona, diciamo, che sono stata battezzata, come devo dire, però per loro ero un punto grosso di riferimento”, soprattutto “nel circuito di fatture, nelle mie conoscenze dei lavori”.