Alluvione di Crotone, 21 anni dopo siamo a metà dell’opera

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Il rischio è diminuito ma non azzerato. A 21 anni di distanza da quel fatidico giorno in cui, trascinate dalla furia delle acque, sei persone persero la vita, in tanti si chiedono che cosa succederebbe oggi se, come il 14 ottobre 1996, circa 100 millimetri di pioggia dovessero cadere in tre ore sulla città con il terreno completamente imbevuto di acqua per le precipitazioni dei giorni precedenti.

Al netto dei cambiamenti climatici, le piogge torrenziali (a Crotone come nel resto d’Italia) sono ormai la normalità in alcuni periodi dell’anno. Gli allagamenti pure. Negli ultimi anni, nonostante i livelli di allerta, gli argini dell’Esaro hanno contenuto la portata dell’acqua, ma la fragilità del territorio causata dalle attività antropiche a ridosso dello stesso è stata sottovalutata.

O forse, al contrario, sono state poco considerate (e sottovalutate), le attività e le costruzioni lungo gli argini di tutte le aste fluviali che contribuiscono a formare un bacino di 83 chilometri quadrati da molti considerato piccolo e insignificante. Salvo quando piove e l’allerta aumenta.

Di quanto il rischio sia stato mitigato non è dato sapere, gli interventi previsti nel Piano Versace realizzato nel 1998, sulla scorta del progetto preliminare della Regione Calabria presentato a novembre del 1997, in 21 anni non sono stati realizzati tutti.


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