Anche Cutro ha il suo pentito: Angelo Salvatore Cortese

E’ in assoluto il primo cutrese che diventa collaboratore di giustizia. E questo è già un evento dirompente in un contesto criminale caratterizzato da stretti vincoli familiari. Ma ancora più scalpore sono destinate a fare le sue rivelazioni. Angelo Salvatore Cortese, 43enne di Cutro, conosce i segreti di molti delitti che sono avvenuti negli anni passati nell’entroterra crotonese. E a quanto pare avrebbe cominciato a sciorinarli agli inquirenti.
E’ stato un affiliato di spicco della cosca che fa capo a Nicolino Grande Aracri, anche se in precedenza militava nelle fila dei Dragone; eppure è passato indenne attraverso due gradi di giudizio.

E’ in assoluto il primo cutrese che diventa collaboratore di giustizia. E questo è già un evento dirompente in un contesto criminale caratterizzato da stretti vincoli familiari. Ma ancora più scalpore sono destinate a fare le sue rivelazioni. Angelo Salvatore Cortese, 43enne di Cutro, conosce i segreti di molti delitti che sono avvenuti negli anni passati nell’entroterra crotonese. E a quanto pare avrebbe cominciato a sciorinarli agli inquirenti.
E’ stato un affiliato di spicco della cosca che fa capo a Nicolino Grande Aracri, anche se in precedenza militava nelle fila dei Dragone; eppure è passato indenne attraverso due gradi di giudizio. Coinvolto nella maxi indagine “Scacco Matto” con la quale il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni ha fatto luce sulle organizzazioni criminali che operavano tra Cutro e Isola Capo Rizzuto e sulle dinamiche che hanno provocato sanguinose guerre di mafia, Angelo Salvatore Cortese, infatti, è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa sia in primo che in secondo grado. Nel marzo del 2007, tuttavia, la suprema corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura generale ed ha annullato quell’assoluzione; ora Cortese dovrà essere processato di nuovo da una diversa sezione di corte d’appello.
Nel dicembre del 2000, invece, Cortese è stato condannato a sei anni di reclusione con il rito abbreviato per detenzione di armi clandestine e da guerra, in pratica l’arsenale del quale venne trovato in possesso la notte dell’1 giugno di quell’anno, quando venne arrestato insieme ad un uomo dei clan reggini nei pressi di un istituto di vigilanza che avevano in mente di assaltare con altre persone, come hanno confermato proprio di recente altri collaboratori di giustizia.
E proprio un collaboratore di giustizia di rango come Luigi Bonaventura di recente lo ha indicato come uno dei componenti del commando che il 10 maggio del 2004 uccise in un agguato il boss Antonio Dragone al quale un tempo era stato fedele. Nello scorso mese di gennaio, invece, Cortese è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di far parte di un’organizzazione italo-romena dedita allo spaccio di cocaina nel Nord Italia.
(d.p.)