Arrestato pakistano ‘padre padrone’, figlia minore in coma per tentato suicidio

Un pakistano di 46 anni residente a Crotone è stato tratto in arresto dalla Polizia di frontiera di Fiumicino nei pressi dell’aeroporto internazionale ‘Leonardo da Vinci’. Colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Ines Bellesi, l’uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Il suo comportamento violento avrebbe anche indotto la figlia 16enne a tentare il suicidio nel giugno scorso; ipotesi di reato contestata dal pm al pakistano ma che non è stata accolta dal gip Michele Ciociola per l’emissione della misura cautelare.

Ma è proprio dall’episodio del tentato suicidio della ragazza – da cinque mesi in coma e ricoverata prima in rianimazione all’ospedale civile e poi all’unità di risveglio dell’istituto Sant’Anna dove ancora si trova – è partita l’indagine della Squadra mobile della Questura di Crotone che ha portato all’arresto del pakistano. Indagine – ha spiegato ai giornalisti in conferenza stampa il dirigente della Mobile Nicola Lelario – che ha portato alla luce una situazione familiare drammatica. L’uomo – ha raccontato il vice questore – praticava violenze fisiche, psicologiche ed economiche sulla moglie e sulla famiglia. Oltre alle continue percosse alla donna, letteralmente buttata già dalle scale durante l’ultima gravidanza ed alla quale in un’altra occasione ha fatto volare un dente procurandogli una lesione permanente, l’uomo si accaniva sovente contro i figli fino alla denigrazione, come prendere in giro la ragazzina che ha poi tentato di togliersi la vita con una cintura al collo perché portava l’apparecchio per i denti.

Gli inquirenti erano da tempo sulle tracce del pakistano ‘padre padrone’ che dopo il tentativo di suicidio della figlioletta aveva lasciato l’Italia alla volta del suo Paese. Fino a quando il 19 novembre scorso è pervenuta una segnalazione dell’ufficio di Polizia di frontiera di Fiumicino circa il rientro dell’indagato in Italia. Nello stesso giorno l’uomo (M.R. classe 1973) veniva preso in consegna dal personale della Polizia di frontiera e, terminate le procedure, tradotto nella Casa circondariale di Civitavecchia.