Arrivano i positivi al Covid dal Nord: due casi sospetti a Crotone, ma il macchinario per i tamponi è fermo

L’attività di prevenzione è ferma al palo: mentre la minaccia Covid incombe  il macchinario per processare i tamponi resta inutilizzato. I dati ufficiali relativi al Covid-19 a Crotone non sono allarmanti, ma ad allarmare ci sono le vicende raccontate dai cittadini che chiedono assistenza nel momento in cui sospettano di esserne affetti e che denunciano una gestione del problema a dir poco allegra, dunque estremamente pericolosa.

La prevenzione e il contrasto al Covid in questo momento sembrano essere affidate solo alla provvidenza, come testimonia la vicenda di un 33enne giunto a Crotone nei giorni scorsi da Milano. Prima di partire si è autodenunciato come regola vuole al sito della Regione, avanzando dei sospetti sulla possibilità di aver contratto il virus, ma dopo una serie di telefonate e rimbalzi, gli è stato espressamente detto che non era possibile sottoporlo a tampone. Giunto a Lamezia in uno stato di incertezza ha trascorso la notte insieme a sua moglie in un b&b e il giorno seguente ha deciso di sottoporsi a sue spese al test sierologico in un ambulatorio privato della città di Crotone.

Arriva subito solo l’esito del test di sua moglie, che è negativo, il suo tarda ad arrivare, ma a questo punto la coppia ritiene di potersi sentire finalmente serena. Così negli ultimi giorni frequenta i familiari, accompagna un nipotino al parco, entra nei locali… Poi arriva l’esito dell’altro test sierologico, quello dell trentatrenne ed è positivo, rivelando che ha avuto o potrebbe ancora essere affetto da Coronavirus. In realtà chi sa interpretare quei risultati ritiene che i valori siano molto alti e che potrebbe averlo contratto di recente, per tanto essere potenzialmente contagioso.

Alle 18 di venerdì 3 luglio l’uomo si reca allora all’Ospedale di Crotone, manifesta anche dei sintomi come dolori articolari, mal di testa, diarrea. Pensa di essere sottoposto al più presto ad un tampone per avere delle certezze e per evitare di mettere in pericolo altra gente. Invece, trascorrono le ore senza che riceva assistenza, fuori dalla tensostruttura allestita per la pandemia alla faccia di ogni forma di rispetto della privacy. Insieme a lui c’è un’altra persona che manifesta sintomi. Sono separati solo da un’aiuola, la gente passa, chiede puntualmente chi siano e li guarda con terrore. I due, alle 20.30, un po’ per l’agitazione un po’ per i sintomi che iniziano a farsi sentire, iniziano a stare male e scelgono di andar via, capendo che nulla sarà fatto per loro, si sentono dimenticati.

La giornata di sabato 4 luglio inizia con una raffica di telefonate al reparto Covid: attese lunghissime, la linea che cade, il telefono che continua a squillare a vuoto. Solo dopo tante proteste arriva finalmente la chiamata di un medico che riferisce l’impossibilità di essere sottoposto a tampone: “A Crotone – avrebbe detto – possono essere eseguiti solo 15 tamponi al giorno. Se ci sarà posto, effettuata la prenotazione a suo nome, potrà eseguire il tampone intorno a martedì, altrimenti occorre aspettare ancora”.

Ma come? A cosa serve, allora, quel costoso macchinario acquistato allo scopo di poter finalmente eseguire in loco i tamponi senza doversi rivolgere a Catanzaro? Quel macchinario che, secondo le ultime dichiarazioni dei vertici aziendali, doveva servire proprio a gestire nelle emergenze i casi sospetti, quelli della zona grigia? Quale incomprensibile strategia di prevenzione si sta seguendo? La città ha diritto a delle spiegazioni! Quel macchinario, altamente tecnologico, potrebbe processare fino ad 80, anche 90 tamponi al giorno, per restituire i risultati in pochissimo tempo. Lo si metta in moto al più presto per scongiurare il disastro.

 



In questo articolo: