Bertolone, presidente vescovi calabresi: stop al saccheggio dell’ambiente

CATANZARO – “Dobbiamo smetterla di sentirci padroni e dominatori assoluti, peggio ancora di fare i ‘saccheggiatori’ di un pozzo senza fondo, consapevoli che tutto si tiene in un equilibro instabile, dove basta un niente per il disastro. Noi siamo i dominatori assoluti dell’energia, della vegetazione, delle acque e delle terra. Non siamo autonomi dalla realtà ambientale, ma siamo ad essa connessi nelle strutture biologiche e vegetative, nella catena alimentare, negli scambi gassosi e vegetativi”. Lo scrive l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale Calabra, nella lettera in occasione della ‘Settimana Laudato sì’ che ricorda ogni anno l’anniversario della promulgazione della prima enciclica di papa Francesco.

“L’invito – scrive il presule – è quello di ‘ascoltare le grida della natura stessa’, che geme e piange non soltanto quando la vita umana è soppressa nel grembo materno, o quando viene inibita senza prestare il legittimo aiuto alle persone con diversa abilità, oppure quando non si riconosce il grido del povero (oggi, grido degli invisibili, degli scartati, dei disagiati, dei senza tetto, dei profughi e dei migranti non accolti o respinti). Le grida sono anche quelle dell’ambiente, dell’ecosistema, in cui l’equilibrio tra creature viventi e non viventi (tra queste anche i virus con struttura a RNA, come abbiamo imparato nella terribile pandemia) è appeso come a un filo, il filo che è nelle mani delle creature intelligenti, nelle nostre mani. Il giardino della terra, delle piante, del sottosuolo, delle acque, dell’energia, degli animali, degli esseri umani è il nostro pianeta, che chiamiamo opportunamente ecosistema, cioè sistema organizzato della casa comune”.

“La casa va curata, non saccheggiata; la casa va abbellita, non snaturata. Le creature della casa comune, anche i piccolissimi virus – aggiunge mons. Bertolone – sono in un equilibrio instabile, in cui basta poco per avere esiti fatali e terribili”.



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