Bonifica Pertusola, dallo stralcio alle pezze integrative: così Syndial è riuscita a fare passare il progetto

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Uno dei presupposti fondamentali per l’approvazione del progetto di bonifica industriale era il consenso dei cittadini. Lo dissero a chiare lettere, in più di un’occasione, Comune, Regione, commissario e, ogni tanto, la stessa Syndial. Ma non c’è mai stato un vero confronto, tanto più che si contano sulle dita di una mano le persone che sono a conoscenza delle modifiche apportate nell’ultimo mese al Pob 2, prima della chiusura, il 25 giugno scorso, della fase istruttoria. Modifiche che non cambiano la sostanza dell’intervento, nel senso che messa in sicurezza era, quella dell’ex Pertusola Sud – il sito più inquinato dell’area industriale di Crotone – e tale resta. Ma dimostrano che la città continua ad essere all’oscuro di tutto, tantomeno può fare affidamento sui suoi amministratori. Di contro Syndial fa quello che le pare.

Il commissario Belli

Di fronte all’insistenza di Ispra ed Arpacal, circa la necessità di utilizzare metodi di bonifica più incisivi dello scortico e della copertura; forse spinta dalla necessità di chiudere la partita prima della scadenza del mandato del commissario Elisabetta Belli per evitarle l’onta di non essere riuscita a portare a termine il compito assegnatole, Syndial ha apportato alcune modifiche al progetto che spiegano come abbia fatto la conferenza dei servizi a mutare radicalmente atteggiamento nel giro di un mese, tra l’incontro del 22 maggio, quando si profilava addirittura lo stralcio della parte del Pob 2 relativa a Pertusola per evitare di bloccare il resto degli interventi, e quello di chiusura del 25 giugno.

La non uniformità dello strato argilloso in prossimità della falda, la presenza di una quantità impressionante di materiale di riporto, le concentrazioni di inquinanti fuori dalla grazia di Dio, hanno spinto Syndial a rivedere gli elaborati progettuali, depositando agli inizi di giugno un fascicolo di ‘Integrazioni e configurazione finale degli interventi’. “In particolare – scrive la società nelle conclusioni – sono stati condotti, di concerto con Ispra e Arpacal, approfondimenti tecnici dettagliati sul modello concettuale del sito ex Pertusola che hanno portato ad individuare ulteriori interventi di bonifica in aree specifiche e ad integrare la rete di monitoraggio della falda nelle zone del sito”.

Le integrazioni

Per quanto riguarda gli interventi di bonifica integrativi, la stabilizzazione/solidificazione (soil mixing) degli inquinanti nel terreno vita natural durante è stata estesa ad altre due aree, poco meno di un ettaro e mezzo in tutto, individuate nell’area ‘ex Impianti’, la più estesa ed inquinata dello stabilimento, per la quale Syndial conta di chiudere la partita con una grande copertura superficiale; inoltre, cinque interventi localizzati lungo il perimetro della ferrovia. Sul fronte della rete di monitoraggio della falda, è prevista l’installazione di ulteriori piezometri nelle aree interne del sito, al fine “di valutare, in base ai dati di nuova acquisizione – aveva chiesto Ispra nel suo parere tecnico – l’eventuale necessità di estendere gli interventi di solidificazione/stabilizzazione anche in questa zona”.

La zona richiamata è quella cosiddetta area ‘ex Ekrt Centro’, nome mutuato dalla tecnologia (elettrocinetica) che si voleva inizialmente utilizzare per bonificarla, ma, verificata l’inefficacia, successivamente sostituita nella più sbrigativa ed economica copertura, nonostante l’area sia un coacervo di veleni fino a due metri e mezzo di profondità e conviva a stretto contatto con la falda poiché priva dello strato argilloso; una situazione comune ad oltre la metà del sito e che meriterebbe ben altro che la tombatura e il blocco dei veleni nel terreno. Ci vorrebbe una vera bonifica, lontana anni luce dai palliativi che ci sta propinando Syndial, peraltro senza dimenticarsi ad ogni pié sospinto di aggiornare il quadro economico. Perché le integrazioni, ovviamente, hanno anche un prezzo.

Sale il conto…

Il nuovo giochetto per continuare a lasciare le cose come stanno costa 11 milioni e 117mila euro, che nel quadro dell’intervento complessivo aggiornato, per trasformare l’area di Pertusola in un cimitero di veleni, fanno 85 milioni ed 11mila euro. Il costo aggiuntivo è riportato a chiare lettere nell’allegato al Pob 2, come se la società stesse facendo un favore alla città, dopo che il Tar ha sentenziato, in merito alla vicenda del Cic (altre scorie, altra storia) da rimuovere sotto il piazzale dell’ex plesso Alcmeone del rione San Francesco, che Syndial non è responsabile di tutte le porcherie che pure le società dell’orbita Eni hanno disseminato sul territorio.

Francesco Pedace



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