A Cersosimo il titolo di artista dell’anno

CRUCOLI – Antonio Cersosimo, nel 2004, è stato insignito del titolo Artista dell’anno della Federazione Italiana Arti Figurative Thyrus.

CRUCOLI – Antonio Cersosimo, nel 2004, è stato insignito del titolo Artista dell’anno della Federazione Italiana Arti Figurative Thyrus. Questo è solo l’ultimo, in ordine cronologico, di una sfilza infinita di premi, riconoscimenti, tributi entusiastici ed importanti di critici e luminari del mondo dell’arte.
Con oltre 700 opere realizzate fino ad oggi lo scultore – pittore crucolese aggiunge alla sua già straripante bacheca di successi questa altrettanto prestigiosa affermazione nel concorso Terni Arte (Thyrus è il nome antico della cittadina umbra) al quale ha partecipato con la sua recente “creatura” intitolata “Omaggio a San Valentino”, anche perché l’epilogo con le premiazioni ha cadenza annuale proprio alla vigilia della tradizionale festa degli innamorati.
Il 13 febbraio 2005, Cersosimo ha ricevuto il conferimento di “Cavaliere Accademico”, con targa e diploma, in occasione del tradizionale Veglionissimo dell’Arte, con cena conviviale, nell’ambito delle manifestazioni per la festa del patrono della Città di Terni, San Valentino ed alla presenza, tra gli altri, dell’assessore alla Cultura, Sonia Berrettini, e del sindaco Paolo Raffaelli, che ha personalmente invitato l’artista, nell’immediatezza dell’assegnazione del riconoscimento.
La storia artistica di Antonio Cersosimo è di quelle che affascinano ma nello stesso tempo fanno riflettere: da una la straordinaria ed innata capacità di esprimere i propri sentimenti, la propria interiorità, con forme e figure misteriosamente slanciate verso l’infinito immaginario dell’osservatore, ricavate, le stesse, dalla fredda e insignificante solidità di un blocco marmoreo, del legno, del bronzo; dall’altra l’amara consapevolezza dell’uomo – artista (ma dovrebbe essere di noi conterranei) di aver offerto la propria esistenza, il proprio fisico aggredito dalla durezza del lavoro di scultore (“mi sono bruciato una vita”, commenta amaramente), i propri affetti più cari, ad una terra tanto amata ma tanto avara di riconoscenza, di attenzioni, di sensibilità verso uno dei suoi figli più geniali e sensibili.
Cersosimo è ancora oggi quello che si suol dire un profeta in patria, vive della sua creatività 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, diviso fra il suo laboratorio (“la baracca”, la definisce egli stesso) di Torretta, il suo studio milanese di via Bassano Porrone, 4, le mostre in giro per il mondo, messaggero di una espressività artistiche che egli stesso ha definito “dalla grecita’ delle forme alla jonicita’ dello stile”, sbandierando orgoglioso (ed a ragione) quella “reazione attiva” che da sempre caratterizza il suo estro: “Alzarsi la notte alle quattro – dice – e realizzare in poche ore un quadro che solo in quel momento le proprie mani sanno di poter creare”.
La sua grande sensibilità lo porta poi ad analizzare con attenzione e preoccupazione anche (e soprattutto) il presente che stiamo vivendo, la fase critica e statica che attraversa questa terra: “Dobbiamo assolutamente ribellarci e svegliare le nostre coscienze dalla deriva in cui siamo diretti, – dice – immersi in una non cultura spaventosa, mentre intorno a noi si vive il dramma dell’alcolismo, della droga, dell’indifferenza, dei ragazzi rinchiusi in sale da videogiochi, della delinquenza più in generale”.
Ed allora ecco che per Cersosimo passa in secondo piano il successo artistico: dalla partecipazione alla prestigiosa mostra di Bologna, (“dopo anni e anni di fatica per riuscire ad entrarvi”, precisa), all’incontro con Vittorio Sgarbi che a Crotone, nell’ammirare le sue opere, rimase meravigliato quando, alla sua domanda se avesse studiato a Firenze, Antonio rispose di essere un semplice autodidatta.
E ancora la percepibile commozione di Lucio Dalla, fermo e affascinato davanti al suo stand di Bologna, o la fredda percezione del messaggio artistico dimostrata da Luca di Montezemolo, l’amicizia con un noto industriale del Nord Italia che recentemente gli ha commissionato un’opera da dare in omaggio, nientedimeno che alla Regina Elisabetta d’Inghilterra.
Un artista, Cersosimo, che riesce a tirare fuori, come pochi, “il sensazionale dal normale”; un’artista lontanissimo dai canoni accademici, perché egli, con orgoglio, infrange le regole dell’arte stessa e, al chiuso della sua “baracca”, senza vedere nessuno e niente, non segue questa o quella scuola.
Tutto nasce dal suo “io”, da un nulla interiore pieno zeppo di creatività e immagini.
Il percorso artistico di Cersosimo, nato a Crucoli l’1 ottobre del 1945, inizia subito dopo gli studi professionali, quando lascia la Calabria, alla ricerca di nuove sperimentazioni artistiche, per frequentare le fonderie di Bari, Napoli e Roma, dove conosce Pericle Fazzini, dal quale riceve stima e ammirazione per le sue sculture sinuose e originali. In seguito lavora presso i laboratori di marmo di Carrara, Pietrasanta e Massa ed è durante questa esperienza che in lui matura la ricerca di una propria identità, di un proprio stile personale.
“La sua jonicità dello stile – si legge in una critica che lo riguarda – è fatta di paesaggi e figure estrapolate dalla retroterra, di morbidezza delle linee delle forme, e sopratutto di un nuovo umanesimo che è la sua forte e autentica proposta. La sua ricerca della continuità della linea acquista una dimensione infinita, protesa al riscatto della bellezza e dell’amore per la vita”.
Innumerevoli, negli anni, i premi riconosciutigli, tra i quali basti citare il primo premio “Trofeo Brunelleschi” (Firenze 1983), il primo premio “Primavera” (Roma 1989), “Gli Allori del Palatino” (Campidoglio Roma 1990), il premio internazionale “Praeclarus” (Roma 1991), il “Premio internazionale polivalente per le attività umane” (Roma 1992), il premio “Per una Europa verso il XXI secolo” (Roma 1989), il premio nazionale “Alma Mater” (1993), il premio alla carriera “Lorenzo il Magnifico” (Firenze 2001), ed ora, appunto, il riconoscimento di Arte Terni di cui parlavamo all’inizio.
Altrettanto notevoli le partecipazioni di Cersosimo a mostre personali e collettive: a Milano, Firenze (III Biennale dell’Arte Contemporanea città di Firenze, 2001), a Roma, a Lecce (Castello di Carlo V , 1990), a Spoleto (XXXV° Festival dei due Mondi, 1992), a Sulmona, a Ostia Lido, a Monterosso (II Biennale di Monterosso Calabro 1993), a Capo d’Orlando, a Torino, a Lugano, a Padova, a Cannes (Art Cannes 2002).
Come pure ha partecipato alle fiere d’arte contemporanea di Firenze, Brescia, Pisa, Padova, Bologna (Arte Fiera 2001, 2002), Gent (Belgio), Innsbruck (Art Innsbruck 2004), Ginevra (Europ’Art Genève 2004), ma Cersosimo ha anche e soprattutto rappresentato l’arte italiana a Dallas (1993), New York, Stoccolma e Budapest.
Ha realizzato su commissione di Pubbliche Amministrazioni ed Enti Privati opere monumentali quali il “Monumento ai Caduti delle guerre” (1974), in marmo bianco di Carrara, Cirò Marina (KR), il monumento “Donna Angelo” (1989), in marmo bianco di Carrara, Toledo (E), il monumento al I° Maggio (1998), in marmo acquabianca di Carrara, località Montagnella di Carfizzi, il monumento a Giò Leonardo di Bona (1999), in bronzo patinato, Cutro, il monumento ai pescatori (2001), in ottone, Cariati Marina.
E qui a Crucoli? Profeta in patria, Antonio, profeta in patria…