Clan in guerra, assassinato Luca Megna

Le speranze che possa sopravvivere sono ridotte al lumicino. Lei è una bella bambina, è bionda ed ha appena cinque anni, ma le è piombata addosso una tragedia troppo più grande di lei: è rimasta ferita alla testa durante l’agguato mafioso avvenuto alla vigilia di Pasqua nella frazione Papanice di Crotone; un agguato che è costato la vita al padre Luca Megna, 37 anni, attualmente ritenuto il reggente dell’omonima cosca. Luca Megna era il figlio del boss Domenico Megna, detenuto ininterrottamente dal 1995 dopo una latitanza di tre anni. Nello stesso agguato è rimasta ferita ad una spalla e ad una gamba anche la madre della bambina, Daniela Carcea, di 34 anni che lunedì mattina ha lasciato l’ospedale civile di Crotone, dove era stata ricoverata sabato sera con una prognosi di 30 giorni, ed è corsa al capezzale della figlia, all’ospedale Pugliese di Catanzaro, dove la piccola era stata trasferita già nella tarda serata di sabato scorso a causa della condizioni disperate.

Le speranze che possa sopravvivere sono ridotte al lumicino. Lei è una bella bambina, è bionda ed ha appena cinque anni, ma le è piombata addosso una tragedia troppo più grande di lei: è rimasta ferita alla testa durante l’agguato mafioso avvenuto alla vigilia di Pasqua nella frazione Papanice di Crotone; un agguato che è costato la vita al padre Luca Megna, 37 anni, attualmente ritenuto il reggente dell’omonima cosca. Luca Megna era il figlio del boss Domenico Megna, detenuto ininterrottamente dal 1995 dopo una latitanza di tre anni. Nello stesso agguato è rimasta ferita ad una spalla e ad una gamba anche la madre della bambina, Daniela Carcea, di 34 anni che lunedì mattina ha lasciato l’ospedale civile di Crotone, dove era stata ricoverata sabato sera con una prognosi di 30 giorni, ed è corsa al capezzale della figlia, all’ospedale Pugliese di Catanzaro, dove la piccola era stata trasferita già nella tarda serata di sabato scorso a causa della condizioni disperate. I sanitari del Pugliese stanno valutando l’opportunità di sottoporla ad un nuovo intervento chirurgico per rimuovere il proiettile che si è conficcato nella testa della bambina, ma lo stesso intervento potrebbe rivelarsi fatale.
Luca Megna, con la moglie e la figlioletta, sabato sera intorno alle 22,30, stava rientrando a casa, un immobile ad un piano alla periferia di Papanice, in una zona di campagna senza alcuna illuminazione. Una casa che l’uomo aveva preso in fitto solo da poco tempo, lasciando la sua abitazione nel centro di Papanice dove forse temeva di essere un bersaglio facilmente raggiungibile, ma anche perché non intendeva ad alcun costo farsi notificare quel provvedimento con il quale il Tribunale di Crotone lo sottoponeva alla sorveglianza speciale con obbligo di firma.
Quando, dunque, Luca Megna l’altra sera aveva già raggiunto il garage dove avrebbe dovuto chiudere la Fiat Panda di colore gallo sulla quale viaggiava con la famiglia, dal buio sono spuntati i killer che, a giudicare dagli elementi messi insieme dagli investigatori, dovevano essere almeno quattro o cinque. Una pioggia di fuoco, sputato da pistole calibro 9, da fucili a pompa e lupare calibro 12 caricate a pallette, si è abbattuta sull’utilitaria ma Luca Megna deve aver compiuto una manovra disperata per trarsi in salvo, tentando di investire uno dei killer, come dimostra la grossa ammaccatura sul cofano anteriore della Panda: una reazione che deve aver colto di sorpresa gli assassini tanto che nell’urto hanno perduto un grosso revolver calibro 357 magnum con il tamburo ancora pieno, segno che non ha sparato neppure un colpo. Ma a quanto pare hanno lasciato sul posto anche un fucile a pompa che è stato rinvenuto il mattino seguente. Megna ha poi innestato la marcia indietro nell’intento di sfuggire al fuoco dei killer ma la sua corsa è terminata in un piccolo prato a poche decine di metri dalla casa. L’uomo, crivellato dai proiettili, è morto sul colpo. E’ stata la moglie a chiedere aiuto alle case vicine, da dove è partita la richiesta di soccorso, e sul posto sono giunte le ambulanze del 118, quindi gli agenti della Polizia di Stato e i Carabinieri con il sostituto procuratore di turno Gabriele Tomei.
(d.p.)