Crisi Abramo, proclamato per mercoledì 25 lo sciopero dei dipendenti

abramo customer care

CROTONE – Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil hanno proclamato lo sciopero dei dipendenti della Abramo Customer Care in tutte le sedi nazionali per la giornata del 25 marzo: a scioperare saranno oltre 5.000 dipendenti nelle sedi della Abramo di tutta Italia di cui 3.500 sono in Calabria e di questi 1.500 nella sede di Crotone. La riunione svolta nel pomeriggio tra sindacati ed azienda non ha ottenuto i risultati sperati  per quanto riguarda i ritardi sia nel pagamento degli stipendi che per le misure di sicurezza per i lavoratori per contrastare la diffusione del coronavirus.

I sindacati mettono sotto accusa l’azienda: “Preso atto del ritardo della Abramo CC sul processo di remotizzazione – scrivono -, tenuto conto delle inadempienze sui Protocolli Covid19 in alcuni territori, considerato l’approccio tenuto nei confronti delle strutture di Roma che legittimamente chiedevano l’avvio dei comitati paritetici per la prevenzione ed il contenimento del Coronavirus, confermato che per domani giorno 25.03.2020 non saranno riconosciuti gli emolumenti relativi alla mensilità di Febbraio, proclamano sciopero per l’intera giornata del 25 marzo 2020”.

Da parte delle organizzazioni sindacali sono ritenute “pretestuose” le motivazioni addotte dall’azienda circa i ritardi sulle remotizzazione del lavoro visti che “altre aziende che operano per gli stessi committenti sono a percentuali oltre il 50%. Questo denota esclusivamente la mancanza di volontà, o l’incapacità aziendale. I ritardi sulle attivazioni dei comitati paritetici sulle sedi di Roma e Palermo non hanno giustificazione alcuna”.

Per quanto riguarda il pagamento degli stipendi che è slittato di una settimana, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil ribadiscono: “La comunicazione del pagamento delle spettanze di Febbraio al 31 Marzo, rappresenta la ciliegina sulla torta di una azienda che, al di là delle gestioni che cambiano, dimostra una totale continuità di assenza di rispetto in primis dei lavoratori, e poi per chi li rappresenta”.