Crotone, auto clonate: così dopavano il mercato dell’usato

CROTONE – “Dopavano il settore della vendita di auto usate”. Descrive così il sostituto procuratore della Repubblica, Alfredo Manca, l’esito dell’operazione Clone, avviata nel 2017 e fino al marzo 2018, con la quale è stata sgominata un’associazione, con base a Cirò Marina, che rigenerava auto rubate in Italia clonandole attraverso documenti di vetture normalmente circolanti in Spagna.

“Abbiamo messo un altro tassello nell’attività di repressione che svolgiamo in silenzio – ha detto il Procuratore della repubblica di Crotone, Giuseppe Capoccia – Bloccando con un lavoro lusinghiero e paziente un gruppo ramificato. In questa vicenda c’è stata molta leggerezza negli uffici della motorizzazione di Crotone dove si facevano passare pratiche non complete di tutti i documenti”.

Il colonnello Alessandro Colella, comandante provinciale dell’Arma, ha elogiato il lavoro svolto dalla Compagnia di Cirò Marina e dal sostituto Manca “che hanno svolto un lavoro di ricostruzione di questa filiera del riciclaggio di auto rubate consultando un fiume di informazioni. Grazie a questo abbiamo chiuso il cerchio su un’organizzazione che aveva realizzato un meccanismo di riciclaggio di auto rubate in Italia ed associate a vetture regolarmente circolanti in Spagna falsificandone la documentazione”. Il colonnello ha rivelato che l’indagine è “partita dal controllo di vettura durante il quale un militare è stato insospettito dal numero telaio che gli pareva contraffatto. “Da lì sono iniziati verifiche ed intercettazioni ed è arrivato un fiume di informazioni che ci sono state richieste anche dalle autorità spagnole”. L’indagine della Procura crotonese, infatti, non è riuscita ad arrivare a trovare i complici che dalal Spagna facevano arrivare documenti in Italia per clonare le vetture.

Il capitano Alessandro Epifanio, comandante della Compagnia di Cirò Marina, ha mostrato invece una serie di slide nelle quali erano documentati i numeri di telaio modificati: piccole anomalie che hanno attirato l’interesse dei carabinieri. “Le auto – ha spiegato l’ufficiale – erano rubate ed elaborate in Campania dove avveniva la modifica del telaio (non si è riuscito ad individuare con certezza i contraffattori, nell’ordinanza si parla di tali Mimmo ed Alessio), ma l’associazione che provvedeva alla clonazione è tutta crotonese”. Le vetture oltre al segno evidente di scasso avevano tutte chiavi non originali. L’indagine si è avvalsa anche di dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia, Francesco Farao, che hanno avvalorato le informazioni raccolte.