Dall’Ue un miliardo di euro. Ma Regione e Comune stanno a guardare

I soldi ci sono, quella che latita, semmai, è la progettualità. Ancor meglio, la capacità di andare a prenderli, per la quale occorrono competenze tecniche ma anche tantissimo impegno.

Ecco, è esattamente questo il limite che contraddistingue la maggior parte delle amministrazioni locali del sud, per non parlare delle regioni e di quella calabrese in particolare che dovrebbe svolgere un prezioso ruolo di coordinamento e di mediazione nel catalizzare l’enorme mole di finanziamenti messa a disposizione dall’Unione Europea.
Anche nell’amministrazione guidata da Ugo Pugliese, al pari delle tante che l’hanno preceduta, sta emergendo con forza questo limite. Già la scorsa estate, a poche settimane dal suo insediamento, avevamo sommessamente indicato al nuovo sindaco quel potesse essere la principale insidia per la sua giovane e volenterosa squadra di governo: quella di rimanere impelagata nelle questioni spicciole, di correre, un giorno sì e l’altro pure, dietro le emergenze che sono tante e tutte impegnative; trascurando la visione complessiva, il disegno strategico per trasformare la città e il territorio nel centro nevralgico di un’area vasta che corra lungo tutta la fascia ionica, da Sibari ai confini di Reggio Calabria. Smantellato il più importante apparato industriale che le aveva conferito identità culturale e solidità socio-economica, abolito il titolo di Provincia che pure le aveva riconsegnato un minimo di identità geo-politica, annientata da circa quindici anni di paralisi amministrativa, Crotone appare oggi come una città distrutta dai bombardamenti che bisogna ricostruire mattone su mattone. A patto che si sappia come e con chi, che alla base ci sia un progetto.
I cui contorni, ancora oggi che è trascorso un anno, stentano però a intravedersi. Certo, la macchina amministrativa rimane assolutamente inadeguata ma è altrettanto vero che l’amministrazione comunale ha inteso correre ai ripari individuando nella società Crotone Sviluppo, ormai interamente controllata da piazza Resistenza, lo strumento per intercettare quei finanziamenti che da anni continuano a passarci sulla testa.

A portata di mano c’è oltre un miliardo di euro che l’Ue destina ad alcune aree specifiche attraverso le politiche della ‘Cooperazione territoriale europea’ con l’obiettivo di rafforzare la coesione economica e sociale al suo interno e ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni. Attraverso la Cte territori diversi di Paesi diversi condividono esperienze e soluzioni pratiche per risolvere problemi comuni.

Un esempio pratico? Il recente gemellaggio tra le città di Crotone e Samo costituisce già un ottimo presupposto per attivare quella parte di finanziamenti che, attraverso la cooperazione transnazionale, sostiene l’innovazione tecnologica, l’ambiente e la prevenzione dei rischi, la mobilità, lo sviluppo urbano sostenibile.
Nella fattispecie il Programma Urbact III, con una dotazione finanziaria di un centinaio di milioni di euro, intende facilitare lo scambio di conoscenze e buone pratiche tra città ed altri organismi locali, al fine di promuovere uno sviluppo urbano sostenibile e integrato e di migliorare l’efficienza della politica regionale di coesione. I principali beneficiari del programma sono città di piccole, medie e grandi dimensioni, livelli infra-comunali di governo come Distretti e Municipi; autorità metropolitane, unioni di Comuni e agglomerati organizzati. I soldi sono finalizzati a proteggere l’ambiente e promuovere l’efficienza energetica, a promuovere l’occupazione e supportare il lavoro e la mobilità, a promuovere l’inclusione sociale e la lotta alla povertà.
C’è ancora il Programma Arion (Adriatico – Ionio) rivolto a Croazia, Grecia, Italia, Slovenia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia, che prevede uno stanziamento di quasi 100 milioni di euro. Per non parlare del Programma interregionale Mediterraneo 2020, che può contare su 224 milioni di euro ed è rivolto a tredici stati che si affacciano quasi tutti sul Mediterraneo: tra gli obbiettivi principali figura la promozione e la protezione delle risorse naturali e culturali.
Insomma per creare reti infrastruttrali e mezzi di trasporto, poli di attrazione turistica e, di conseguenza, nuove occasioni di lavoro, i soldi non mancano. Mancano i progetti. C’è da dire che di alcuni programmi comunitari il soggetto capofila, il promotore, è nientemeno che la Regione Emilia Romagna. La ricca Emilia Romagna. Ma la povera Regione Calabria dov’è? E il Comune di Crotone riuscirà ad andare oltre lo scambio di gonfaloni con Samo, a comprendere che la sua grande opportunità sono i dirimpettai del Mediterraneo, a sfruttare almeno una parte di quel miliardo di euro prima che altri più lungimiranti e capaci mangino tutta la torta?