Niente rinnovo dei contratti per i dipendenti, sit in di protesta davanti alla Datel

“Noi prima precari, ora disoccupati”. C’era scritto così su uno dei cartelli mostrati al sit-in di alcuni ex dipendenti della Abramo Customer Care che martedì 15 gennaio hanno protestato pacificamente dopo il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato da parte dell’azienda che a Crotone ha il suo centro più grande. Una protesta indirizzata contro le norme imposte dal decreto dignità, ma anche una richiesta all’azienda di cercare soluzioni per dipendenti che da 15 anni lavoravano – tra contratti a progetto e a tempo determinato – ai call center della Abramo.

“Meglio precari che disoccupati” dice una delle donne che dal 13 gennaio non ha avuto il rinnovo del contratto. “La precarietà lascia uno spiraglio, da disoccupati si va solo a favorire il lavoro nero” continua.

Per Fabio Tomaino, segretario provinciale della Uil, “il decreto dignità ha portato un prezzo troppo caro per il sito di Crotone con 400 esuberi. Senza polemica adesso ci aspettiamo dai rappresentanti istituzionali del territorio, dai parlamentari ai politici locali, l’istituzione di un tavolo di crisi a livello nazionale alla presenza di azienda e sindacato per trovare una soluzione che deve impegnare tutti: il governo e, se ci sono i margini economici, anche l’azienda stessa. Bisogna agire tutti insieme e che non si faccia la confusione del passato con fughe in avanti e azioni individuali che non servono”.

“Il decreto che si prefiggeva di dare più dignità ai precari invece li ha resi solo disoccupati – ha detto Rita Lorenzano, segretario provinciale Cisl donne -. Tutto questo avviene nel silenzio generale della politica. Non si può parlare di mancanze dell’azienda, perché come tutte le aziende sta facendo quello che la legge consente di fare: dall’utilizzo degli stagisti alle agenzie interinali. Il problema è a monte: il decreto doveva essere collegato a incentivi che permettessero alle aziende di trasformare i contratti a tempo determinato in indeterminato. C’è solo la possibilità che si dà all’azienda di chiamare altre risorse al nostro posto. Vorremmo che Di Maio, che gira tutta Italia, vedesse l’effetto devastante che il suo decreto sta facendo nel mondo dei call center e qui a Crotone dove non ci sono altre opportunità di lavoro”.