Droga, sgominata gang, ruoli di primo piano per donne e minori

all ideas, dda catanzaro, nicola gratteri, vincenzoc apomolla, vincenzo luberto, carabinieri catanzaro, antonio piccioni, marco pecci

CATANZARO – Donne con un ruolo di primo piano nell’organizzazione e minori utilizzati per nascondere la droga ed evitare le indagini delle forze dell’ordine: sono queste le peculiarita’ del sodalizio criminale composto da famiglie di etnia rom sgominato con l’operazione All Ideas dai Carabinieri di Catanzaro, che hanno eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare disposte dalla Dda del capoluogo calabrese. E’ quanto e’ emerso dalla conferenza stampa sull’esito dell’indagine tenuta dal procuratore distrettuale antimafia, Nicola Gratteri, dai procuratori aggiunti Vincenzo Capomolla e Vincenzo Luberto, e dai vertici dell’Arma.

Il blitz, una prosecuzione dell’operazione che la scorsa settimana ha portato a una cinquantina di arresti nell’area sud del capoluogo calabrese, ha consentito di disarticolare un gruppo a conduzione prettamente familiare attivo da una ventina di anni, hanno spiegato gli investigatori, in un lucroso traffico di sostanze stupefacenti. L’organizzazione criminale, definita “pericolosa” dagli inquirenti, era riuscita a crearsi canali autonomi di approvvigionamento stringendo rapporti con clan del Reggino e del Vibonese e poi smerciava la droga sulla piazza catanzarese utilizzando sistemi ingegnosi, come l’occultamento nei copertoni delle macchine, e molto remunerativi: durante una perquisizione i militari hanno trovato 300.000 euro incassati nel narcotraffico, oltre ad armi di vario genere.

A mettere i Carabinieri sulle tracce di questo sodalizio, che faceva perno sulla famiglia di etnia rom degli Amato, e’ stato l’omicidio di Alessandro Morelli avvenuto nel novembre 2014 per un debito di droga non pagato. Da quel fatto di sangue si e’ sviluppata un’inchiesta che, ha commentato il capo della Dda, Nicola Gratteri, “e’ importante non solo perche’ ha fatto luce su alcuni delitti, ma anche perche’ punta a dare all’opinione pubblica condizioni di maggiore sicurezza e di maggiore vivibilita’, oltre a confermare l’alto livello investigativo acquisito a Catanzaro dalle forze dell’ordine, in questo caso dai Carabinieri”. A sua volta il procuratore aggiunto Capomolla ha evidenziato “l’aspetto, molto inquietante anche per i suoi risvolti sociali, del coinvolgimento nelle attivita’ di spaccio di minori, utilizzati come ‘vedette’ o anche per nascondere la droga e quindi evitare i controlli delle forze dell’ordine”.

Su altri dettagli dell’operazione si e’ soffermato il comandante della compagnia dei Carabinieri di Catanzaro, Antonio Piccioni, il quale ha rimarcato “il ruolo apicale assunto nell’organizzazione dalle donne, che hanno fatto un vero e proprio salto di qualita’: non piu’ solo favoreggiatrici ma compartecipi della gestione, anche contabile, del sodalizio, al punto che erano proprio le donne a consigliare l’utilizzo dei minori nelle attivita’ criminali”. “Il blitz rientra in una strategia piu’ generale di contrasto a una criminalita’ che crea allarme sociale, e conferma ai cittadini che lo Stato c’e'”, ha aggiunto il comandante provinciale dei Carabinieri, Marco Pecci.