Emergenti in manette per l’omicidio De Meco. I Nicoscia volevano rimanere soli al comando

I nuovi equilibri mafiosi che si andavano delineando nel territorio di Isola Capo Rizzuto dopo l’operazione Scacco Matto che ha decimato le cosche storiche; un racket delle estorsioni ancora più agguerrito che in passato; alcuni omicidi che avrebbero potuto innescare una sanguinosa faida. E’ questo lo scenario sul quale ha fatto luce l’indagine condotta dalla direzione distrettuale antimafia scaturita in una operazione denominata Icaro, che all’alba di martedì scorso ha portato all’arresto di sette persone, mentre un altro uomo si è reso irreperibile.
Le accuse contestate nel provvedimento emesso dal gip distrettuale antimafia di Catanzaro Maria Vittoria Marchianò, su richiesta del sostituto procuratore applicato alla Dda, Pierpaolo Bruni, sono quelle di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata all’omicidio, alle estorsioni, al danneggiamento, alla detenzione e al traffico di armi.

I nuovi equilibri mafiosi che si andavano delineando nel territorio di Isola Capo Rizzuto dopo l’operazione Scacco Matto che ha decimato le cosche storiche; un racket delle estorsioni ancora più agguerrito che in passato; alcuni omicidi che avrebbero potuto innescare una sanguinosa faida. E’ questo lo scenario sul quale ha fatto luce l’indagine condotta dalla direzione distrettuale antimafia scaturita in una operazione denominata Icaro, che all’alba di martedì scorso ha portato all’arresto di sette persone, mentre un altro uomo si è reso irreperibile.
Le accuse contestate nel provvedimento emesso dal gip distrettuale antimafia di Catanzaro Maria Vittoria Marchianò, su richiesta del sostituto procuratore applicato alla Dda, Pierpaolo Bruni, sono quelle di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata all’omicidio, alle estorsioni, al danneggiamento, alla detenzione e al traffico di armi. Per gli stessi reati i carabinieri della compagnia di Crotone, che hanno eseguito gli arresti, hanno denunciato altre otto persone.
Tra i destinatari dell’ordine di custodia cautelare figura Pasquale Nicoscia, 45 anni, ritenuto il capo dell’omonima cosca di Isola Capo Rizzuto, attualmente detenuto. Nicoscia è stato arrestato nel dicembre del 2000 nell’ambito dell’operazione Scacco Matto contro le cosche del crotonese con l’accusa di associazione mafiosa. Le altre persone finite in manette sono: Vincenzo Corda, 46 anni; Domenico Nicoscia, 24 anni; Michele Nicoscia, 22 anni; Salvatore Capicchiano, 27 anni; Giuseppe Nicoscia, 22 anni; Michele Scino, 21 anni, tutti di Isola Capo Rizzuto. Manca all’appello, invece, Rocco Corda, 23 anni, anch’egli di Isola Capo Rizzuto.
Le indagini avviate dalla procura distrettuale antimafia hanno consentito di accertare che in seguito ai numerosi arresti effettuati nel dicembre 2000 con l’operazione Scacco matto a Isola si era venuta a creare “una grave vacanza all’interno dell’universo malavitoso, un vuoto che ne faceva incrinare i delicati equilibri e che potenzialmente creava i presupposti per pericolosi assestamenti. La più macroscopica delle conseguenze era stata quella di aver sottratto alla famiglia dominante di Isola Capo Rizzuto, quella dei Nicoscia, la quasi totalità dei soggetti carismatici e di un certo spessore delinquenziale e, soprattutto, di una certa esperienza. Nella famiglia suddetta rimanevano in libertà solo personaggi ritenuti, o per la giovane età o per la loro caratura criminale, di secondo piano, obbligando la famiglia Nicoscia a poter contare quindi, come braccio esecutivo, quasi esclusivamente sulla consociata famiglia Capicchiano. I soggetti più rappresentatitvi di quest’ultima famiglia erano Rosario Capicchiano, Salvatore Capicchiano e Gaetano De Meco”.
L’attività di indagine, in particolare, avrebbe permesso di appurare che il gruppo dei Capicchiano svolgeva un ruolo di collettore delle tangenti chieste a commercianti e operatori di Isola per conto della cosca che fa riferimento alla famiglia Nicoscia. “Una forte attività estorsiva – affermano gli inquirenti – rivolta ai danni di qualsiasi insediamento produttivo esistente nell’area, persino contro quelli che versano in gravissime situazioni economiche e finanziarie”. In quel periodo gli inquirenti hanno notato una escalation di attentati e danneggiamenti, soprattutto ai danni di autovetture, spesso incendiate in pieno giorno o fatte segno di colpi d’arma da fuoco. I proventi delle estorsioni sarebbero serviti, in gran parte, a pagare le spese sostenute dalle famiglie degli affiliati finiti in carcere dopo Scacco Matto; soprattutto quelle del boss Pasquale Nicoscia, che anche dietro le sbarre avrebbe continuato ad impartire ordini e direttive alla cosca usando come tramite la moglie.
E tuttavia, già pochi mesi dopo l’operazione Scacco Matto, affermano gli inquirenti, “si avverte sentore in Isola di contrasti striscianti” tra i Capicchiano e i Nicoscia a causa dell’atteggiamento “fortemente arrogante e violento che i Capicchiano tenevano nel paese”. Contrasti che raggiungono il culmine con l’omicidio dell’esponente più importante della cosca: Rosario Capicchiano, 48 anni, freddato da un commando di killer a colpi di kalashnikov il 15 maggio scorso a Isola.
I veri mandanti di quel delitto, a detta degli inquirenti, sarebbero proprio i Nicoscia i quali, per giunta, avrebbero tentato di far cadere la responsabilità sulla famiglia Arena, clan storico di Isola Capo Rizzuto, con lo scopo di provocare una guerra di mafia tra i Capicchiano e gli Arena, una faida che avrebbe portato alla distruzione dei due sodalizi, lasciando campo libero alla cosca Nicoscia. Addirittura, secondo gli inquirenti dell’antimafia, i Nicoscia, per raggiungere lo scopo, avrebbero avuto in mente di eliminare Carmine Arena, di 43 anni, che nel frattempo, avendo avuto sentore della minaccia, girava con auto blindata e scorta. A portare a termine l’agguato avrebbe dovuto essere Salvatore Capicchiano, 27 anni, arrestato il 14 giugno scorso dai carabinieri che lo hanno trovato in possesso di un quantitativo d’armi e di una Fiat Punto blu, rubata un mese prima. Il tipo e il colore dell’auto avrebbero un preciso significato ‘mafioso’ dal momento che una Fiat Punto blu era stata utilizzata dai killer per uccidere Rosario Capicchiano. Un arresto ‘provvidenziale’ quello dei carabinieri che in questo modo hanno sventato un nuovo agguato disinnescando il rischio della faida.
La strategia dei Nicoscia, peraltro, avrebbe previsto anche l’eliminazione di altre persone vicine alla cosca Capicchiano. Si inquadrerebbe in questo contesto l’omicidio di Gaetano De Meco, il 27enne rimasto vittima di un agguato tesogli nel centro di Isola nel luglio scorso.
De Meco sarebbe stato eliminato non solo perchè esponente della famiglia Capicchiano, ma anche per via di una relazione sentimentale che l’uomo aveva intrapreso con una giovane di Isola, non ancora maggiorenne, nipote di Pasquale Nicoscia. “Relazione – affermano gli inquirenti – che ha pregiudicato definitivamente i rapporti del De Meco con la predetta famiglia determinando la sua condanna a morte”.
Mandante di quel delitto è ritenuto appunto Pasquale Nicoscia, mentre esecutori materiali sarebbero stati Michele e Domenico Nicoscia, Rocco Corda e Michele Scino, oltre ad un altro uomo a carico del quale però non sono emersi sufficienti elementi di colpevolezza.
La sera del delitto De Meco viaggiava a bordo di una Fiat Uno, seguito da una Fiat Croma di colore scuro alla guida della quale ci sarebbe stato Michele Nicoscia. La Croma avrebbe azionato i fari per segnalare a De Meco di fermarsi. Quindi, dalle rispettive auto sarebbero scesi De Meco, Michele Scino e Rocco Corda. In particolare sarebbe stato Scino a puntare contro De Meco una pistola calibro 9 con proiettili 9×19 Nato, ma non avrebbe avuto il coraggio di sparare. La vittima, compreso il pericolo, aveva tentato la fuga. A quel punto Rocco Corda avrebbe strappato l’arma dalle mani di Scino esplodendo contro De Meco nove colpi che lo avevano raggiunto in varie parti del corpo. De Meco, sebbene ferito, era riuscito ad allontanarsi a bordo della sua autovettura. Il giovane morirà il 26 luglio all’ospedale di Crotone.
De Meco avrebbe avuto, comunque, il tempo di rivelare ad una persona di sua fiducia i nomi dei killer che gli avevano teso l’agguato, ma anche la strategia messa in atto dai Nicoscia per far esplodere la faida tra gli Arena e i Capicchiano. Una persona, peraltro, che nel frattempo ha pure subito un attentato.
E un attentato era stato pianificato dalle cosche di Isola contro un appuntato dei carabinieri colpevole di “rompere troppo”. Luogo dell’agguato al militare avrebbe dovuto essere, probabilmente, Botricello.
I particolari dell’operazione Icaro sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa presso il comando provinciale dei carabinieri presieduta dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, presente il tenente Andrea Gavazzi, comandante del Norm della compagnia di Crotone, che sotto le direttive del capitano Luigi Mazzeo ha condotto le operazioni nella mattinata di martedì. Oltre che a Isola Capo Rizzuto le ordinanze sono state eseguite a Pavia, dove è stato arrestato Vincenzo Corda, e a Sesto San Giovanni, dove è stato rintracciato Giuseppe Nicoscia. A Pasquale Nicoscia il provvedimento è stato notificato nel carcere di Fossombrone.
Già nella giornata di giovedì, il gip ha interrogato in carcere Domenico e Michele Nicoscia, Salvatore Capicchiano e Michele Scino, assistiti dagli avvocati Antonietta De Nicolò, Luigi Villirilli, Mario Prato e Salvatore Staiano.
Domenico Policastrese