Emergenza idrica, denuncia di Torchia: 200 milioni di metri cubi d’acqua finiscono in mare

CROTONE – Ogni anno oltre duecento milioni di metri cubi d’acqua di proprietà pubblica vanno a finire a mare, mentre intere comunità ed il comparto agricolo e turistico si ritrovano assetati per interi periodi: è quanto denuncia il Consorzio di bonifica Ionio crotonese in un dossier inviato alle più alte cariche istituzionali dello Stato e della Regione Calabria e alla magistratura inquirente. Dossier accompagnato da un video nel quale si ricostruisce il percorso seguito dall’acqua prelevata dai laghi silani Arvo e Ampollino dalla società privata A2A, in forza di una convenzione con la Regione Calabria che risale al 1969, per la produzione di energia elettrica e che, dopo i vari passaggi, finisce direttamente in mare quando potrebbe essere utilizzata, specie in questo periodo di grave siccità, per l’irrigazione dei campi ma anche per i numerosi villaggi turistici della zona.

“E’ per questa ragione – si legge nella lettera firmata dal presidente del Consorzio di bonifica Ionio crotonese Roberto Torchia – che scriviamo alle più alte cariche a tutela dell’interesse pubblico: con questi fatti circostanziati nella video lettera istituzionale, ricostruiamo il ciclo completo dell’acqua nella provincia di Crotone che coinvolge, inesorabilmente, la gestione dell’intero patrimonio dell’acqua pubblica in Calabria. C’è un dato specifico ed inequivocabile: c’è un privato che viene legittimato a produrre energia e profitti con concessioni di uso di acqua pubblica ed, al termine dell’uso attraverso salti e centraline, può tranquillamente sversare l’acqua a mare mentre, nei periodi di piena emergenza, pretende, dalla stessa Regione Calabria, quei rilasci in più che invece sono indispensabili per comuni ed imprese agricole e turistiche”.

La situazione è diventata ancora più incandescente in queste ultime due settimane, spiega Torchia: “nel pieno della fase più delicata per le imprese agricole che si preparano al raccolto (pomodori, angurie e mais, per citare le più importanti) è stata diminuita la portata, creando enormi disagi alle stesse imprese agricole. Se il volume di acqua e la disponibilità della diga di Sant’Anna scenderà, come certo, alla soglia di 4 milioni di mc non potrà essere utilizzata per le esigenze di irrigazione delle coltivazioni, dovendo, per legge, preservare l’uso idropotabile del comune di Isola Capo Rizzuto. Il combinato di tutto questo provocherà danni alle colture e quindi alle imprese e all’economia del territorio, esacerberà gli animi e creerà fibrillazioni che potrebbero creare rischi per l’ordine pubblico. La situazione di insufficienza della risorsa per tutte le zone e per tutte le imprese, nei prossimi giorni costringerà il Consorzio anche ad interrompere la fornitura di acqua grezza per giardinaggio che eroga verso i villaggi ed insediamenti turistici dell’intera fascia ionica”.

Alle autorità interpellate – conclude Torchia – si chiede di decidere “se una convenzione del 1969 può ancora oggi determinare che principi costituzionali sull’uso dell’acqua pubblica possano essere sovvertiti. Se debba prevalere l’interesse di un privato a fare reddito piuttosto che l’interesse collettivo di rimanere nella propria terra non più assetata”.