Oggi è il giorno delle regole per salvare il calcio, il Crotone merita la A perché le ha rispettate

Oggi è il giorno delle regole. Il giorno in cui si decide se il calcio italiano è un malato incurabile, oppure può essere guarito.
Oggi è il giorno delle regole che devono valere sempre e per tutti. Oggi 17 luglio il calcio italiano può dare un segnale di cambiamento vero: va avanti chi le regole le rispetta. Chi, non per uno, non per due, ma per ben tre anni gonfia i bilanci con operazioni fittizie pur di iscriversi in Serie A, ne deve stare fuori. E lasciare il posto a chi la categoria la merita.
Il Crotone la Serie A la merita. La merita per la favola che ha rappresentato nei due anni in cui ha portato i colori della Calabria negli stadi più importanti d’Italia.

La merita per quello che ha fatto tra le società milionarie della Serie A. La merita per aver dimostrato che, senza spendere centinaia di milioni di euro, si può giocare ad alti livelli e pareggiare con l’Inter a San Siro o con la Juventus sette volte campione d’Italia. Il Crotone la Serie A la merita perché ha subito, senza mai urlare al complotto, gli errori della Var e dei Tagliavento reo confessi di turno.
Il Crotone merita la Serie A perché nel calcio-business ha giocato investendoci di suo, centellinando i soldi di diritti tv, degli abbonamenti e dei ricavi pubblicitari per mandare avanti una società che non ha mai presentato bilanci traballanti. Anzi è una delle poche della passata Serie A ad aver chiuso in utile grazie alle sue oculate scelte economiche e finanziarie. Il Crotone la merita la Serie A perché, semplicemente, ha rispettato le regole imposte dalla Ficg e dalla Lega per i bilanci.
Per tre anni il Chievo Verona, secondo quello che scrive la Procura federale, “ha rappresentato una situazione patrimoniale, economica e finanziaria inveritiera” pur di iscriversi in Serie A.
Se nei prossimi giorni per questa accusa non ci sarà alcuna punizione o se sarà una pena mite da scontare nei prossimi campionati, allora vorrà dire che il cancro del calcio non può essere sanato. E che questo sport è destinato a morire. Se da oggi, invece, sarà il giorno delle regole vorrà dire che esiste un vaccino: quello della legalità tanta invocata, ma mai esaltata nel calcio.

Giuseppe Pipita
pipita@ilcrotonese.it