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Vertenza Konecta, il flash mob degli ex lap: non siamo fantasmi
Il flash mob dei lavoratori di Konecta davanti al comune di Crotone

CROTONE – “Non siamo fantasmi, siamo lavoratori”. Con questo urlo si è concluso mercoledì 22 aprile il flash mob organizzato dal sindacato Confial davanti al Comune cittadino, che ha visto protagonisti i lavoratori della Konecta R di Crotone scesi in piazza indossando una maschera bianca.
La vertenza riguarda i dipendenti dell’azienda che ha ottenuto l’appalto per il progetto di dematerializzazione delle cartelle cliniche delle aziende sanitarie calabresi.
Progetto che – voluto dal governatore Roberto Occhiuto e finanziato con 15 milioni di euro dalla Regione Calabria e 5 milioni dal Governo – aveva rappresentato a fine dicembre 2024 una preziosa via d’uscita occupazionale per i lavoratori provenienti dal bacino della Abramo Customer Care. Un’operazione nata da un accordo siglato il 19 dicembre 2024 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che aveva permesso a Konecta R di acquisire le attività da Tim (che aveva vinto la gara pubblica), assorbendo così il personale della ex Abramo CC. Eppure, nonostante le premesse di un piano triennale, dal 9 aprile scorso i dipendenti si ritrovano in cassa integrazione a causa della mancanza di nuove lavorazioni.

Ma la cassa integrazione fino al termine dell’anno non è per tutti. In piazza a Crotone, infatti, c’erano soprattutto gli ex lavoratori a progetto (lap), ovvero quelle 74 persone che dal prossimo 18 maggio prossimo saranno senza occupazione in quanto, nonostante le assicurazioni delle istituzioni, non mai rientrati tra gli assunti a tempo indeterminato. Si tratta di lavoratori che per decine di anni hanno lavorato alla ex Abramo Cc come precari e che sarebbero dovuti rientrare nel perimetro occupazionale con il nuovo progetto regionale. Così non è stato nonostante le dichiarazioni istituzionali. Tra un mese non avranno né stipendio né cassa integrazione. Fantasmi appunto. E come fantasmi si sono presentati in piazza della Resistenza a Crotone. Ognuno di loro aveva una maschera bianca in volto ed un cartello con il proprio nome e la scritta: “sono un lavoratore non un fantasma”. Una frase allusiva delle loro situazione contrattuale.