Galassia, VIcenzo Pirillo scarcerato per decorrenza termini

Una settimana dopo la decisione della Cassazione che ha annullato la sentenza d’appello emessa nei suoi confronti, Vincenzo Pirillo è tornato in libertà per decorrenza dei termini della custodia cautelare preventiva. Il 46enne di Cirò, ritenuto uno degli esponenti di spicco del clan Farao-Marincola, è stato scarcerato nella giornata di mercoledì 2 aprile. L’ordinanza che ha restituito la libertà a Pirillo, detenuto dall’agosto del 1997, è stata adottata dai giudici della corte d’appello di Catanzaro che hanno accolto una istanza presentata dal difensore di fiducia di Pirillo, avvocato Graziella Maietta.
Per la precisione le istanze presentate dall’avvocato Maietta alla corte d’appello erano due. La prima mirava ad ottenere la remissione in libertà di Vincenzo Pirillo per l’insussistenza delle esigenze cautelari.

Una settimana dopo la decisione della Cassazione che ha annullato la sentenza d’appello emessa nei suoi confronti, Vincenzo Pirillo è tornato in libertà per decorrenza dei termini della custodia cautelare preventiva. Il 46enne di Cirò, ritenuto uno degli esponenti di spicco del clan Farao-Marincola, è stato scarcerato nella giornata di mercoledì 2 aprile. L’ordinanza che ha restituito la libertà a Pirillo, detenuto dall’agosto del 1997, è stata adottata dai giudici della corte d’appello di Catanzaro che hanno accolto una istanza presentata dal difensore di fiducia di Pirillo, avvocato Graziella Maietta.
Per la precisione le istanze presentate dall’avvocato Maietta alla corte d’appello erano due. La prima mirava ad ottenere la remissione in libertà di Vincenzo Pirillo per l’insussistenza delle esigenze cautelari. Con la seconda, invece, il difensore chiedeva che fosse dichiarata inefficace la misura cautelare essendo ormai decorso il termine di fase e di conseguenza reclamava l’immediata scarcerazione del suo assistito.
Vincenzo Pirillo, in pratica, il 28 giugno del 1999, al termine del processo Galassia, era stato condannato alla pena dell’ergastolo dalla corte d’assise di Catanzaro che lo aveva ritenuto responsabile di associazione mafiosa e omicidio. In quella stessa occasione, inoltre, il carcere a vita era stato inflitto dai giudici di primo grado ad altre dieci persone, indicate dall’accusa come i vertici della potente organizzazione criminale denominata locale di Cirò che estende il suo predominio fino alla sibaritide e sarebbe responsabile di decine di fatti di sangue. Tra gli altri, la condanna all’ergastolo era stata inflitta ai fratelli Giuseppe e Silvio Farao e a Cataldo Marincola. Nell’agosto del 2001, tuttavia, la corte d’appello di Catanzaro aveva riformato la sentenza di primo grado annullando quasi tutte le condanne all’ergastolo e confermandone una soltanto. Vincenzo Pirillo, che si era scrollato di dosso il carcere a vita, era stato condannato a sette anni di reclusione per associazione mafiosa. Senonché il 27 marzo scorso la Cassazione, accogliendo il ricorso della procura generale, ha a sua volta annullato la decisione dei giudici di secondo grado ma ha deciso che Pirillo ed altre 17 persone debbano essere nuovamente processati da una corte d’assise d’appello in diversa composizione.
A quel punto, il giorno dopo la sentenza della Cassazione, l’avvocato Graziella Maietta ha presentato istanza di scarcerazione; la corte d’appello, in considerazione che nel processo Galassia ancora non è stata pronunciata una sentenza di secondo grado, ha ritenuto che sia trascorso il termine massimo di fase per la custodia cautelare, calcolato complessivamente in tre anni, ed ha ordinato la scarcerazione di Pirillo.
Tra i delitti che avevano portato in carcere Pirillo figura anche l’omicidio del vecchio boss di Cirò Nicodemo Aloe, ucciso nel gennaio del 1987 in località Acquasanta. Secondo la ricostruzione dell’accusa Nic Aloe fu attirato in una trappola da persone che egli conosceva bene e che lo avrebbero condotto in un luogo isolato dove ad attenderlo ci sarebbero stati due killer. Saliti a bordo dell’auto di Aloe gli assassinio esplosero contro la vittima tre colpi di pistola calibro 38 special, il primo nel fianco, gli altri due in bocca.