Il Centro studi “Don Francesco Caporale” plaude alla progettazione della Calabria film commission

“La scelta della compianta presidente Jole Santelli di scegliere la professionalità, l’esperienza e il grande entusiasmo di Giovanni Minoli alla guida dalla Calabria Film Commission inizia a dare i suoi frutti: quella degli audiovisivi nella nostra regione ha le potenzialità per diventare una vera e propria industria in grado di portare occupazione e sviluppo” E’ quanto si legge in una nota del Centro studi politico-sociali “Don Francesco Caporale” a proposito dell’approvazione da parte della giunta regionale della Calabria del Piano Esecutivo annuale d’Immagine e Promozione Turistica 2021 che stanzia più di trenta milioni di euro.

I componenti del centro studi –  Carolina Citrigno, Pietro Donato Ippolito, Lello Talarico, Paola Bellomo, Alberto Tiriolo, Fabio Impera, Domenico Lomanni,Tonino Bitonte, Rosario Munizza, Cristina Cuminetti, Carlo Botta, Francesco Saverio Macrina – sottolineano che “Giovanni Minoli, sin dal suo insediamento, ha chiaro in mente il percorso da strutturare per ripetere nella nostra regione il miracolo che ha realizzato a Napoli con ‘Un posto al sole’ e in Sicilia con “Agrodolce’: fare della Calabria un grande set creando lavoro e indotto, con produzioni ambientate in Calabria. E quindi facendo diventare i luoghi delle ambientazioni delle soap più amate location cult capaci di attrarre la curiosità dei turisti. La nostra regione può essere valorizzata offrendo comunque un prodotto televisivo dal target popolare ma con la resa, più raffinata e ambiziosa, quasi cinematografica”.

L’ambizione è quella di spingere alla promozione di un turismo legato all’uscita di film o fiction ambientate in determinati paesi o città come è accaduto per i paesi del ragusano usati come set per le puntate del Commissario Montalbano, presi d’assalto dai visitatori italiani e non solo. “I luoghi che appaiono nelle fiction televisive – ribadisce il Centro studi – infatti, hanno un grande ritorno di immagine, oltre che un ritorno economico in termini turistici: le location diventano familiari per i telespettatori nei quali nasce il desiderlo di visitarle dal vivo, magari per incontrare gli attori oppure semplicemente per provare l’emozione di sentirsi parte del set. Anche questo è marketing territoriale, poggiato sull’immagine positiva della Calabria, sulla sua infinita bellezza”.

Il Centro Studi “Don Francesco Caporale”, ricordando l’idea di Minoli che parlò della creazione di veri e propri studios, aggiunge “la possibilità di mettere in campo formazione di qualità ed internazionale. La fabbrica della fantasia è in grado di formare registi, sceneggiatori, operatori o artigiani capaci di ricreare con le mani scenografie di qualità, piccoli capolavori come avveniva nelle botteghe rinascimentali. Un’esperienza unica ed esportabile ovunque nel mondo da Hollywood a Bollywood. Le risorse stanziate per la Film Commission, di cui Minoli sarà fare buon uso, serviranno a promuovere la Calabria mediante la creazione di infrastrutture ad uso professionale, nonché attraverso la digitalizzazione e la continua evoluzione tecnica degli impianti e, altresì, mediante investimenti sulla didattica tramite l’avvio di “tirocini/laboratoriali” da svolgersi direttamente sul set in modo da rafforzare le capacità e le concrete competenze professionali nel settore audiovisivo. Questo significa anche occupazione per le maestranze locali, per chi dovrà formare le figure specializzate che servono sui set, dal falegname all’elettricista, oltre che una grande opportunità di visibilità per i talenti locali”.

“Un sogno – conclude la nota di Carolina Citrigno, Pietro Donato Ippolito, Lello Talarico, Paola Bellomo, Alberto Tiriolo, Fabio Impera, Domenico Lomanni,Tonino Bitonte, Rosario Munizza, Cristina Cuminetti, Carlo Botta, Francesco Saverio Macrina – che era della Santelli e che continua sulle gambe di Minoli e di chi crede, con lui, che anche in Calabria una svolta è possibile. Ed è proprio questo che ci preoccupa quando pensiamo agli ‘studios’ calabresi che potrebbero sorgere nell’area centrale della regione, magari a Lamezia Terme, tra l’aeroporto e la stazione: non vorremmo che la mafia dei colletti bianchi, quella che è capace di spostare risorse e cancellare progetti, si metta di traverso e ostacoli la lungimiranza di Minoli per relegare la Calabria nella dimensione dell’arretratezza a cui è abituata. Solo la cultura e il coraggio possono far cambiare le cose”.