Il pane di Cutro, una bontà… globale

CUTRO – Avete mai provato a scrivere “pane di Cutro” su Google? Se non vi è mai saltato per la testa, allora non vi scandalizzate perché troverete circa 17.000 risultati. Dal motore di ricerca più cliccato del web, infatti, si contano a migliaia le pagine dedicate appositamente al tipico prodotto cutrese o le sezioni create all’interno di siti che trattano di argomenti più generali.
La prima che salta agli occhi è la pagina che Wikipedia, l’enciclopedia libera online, dedica a Cutro riservando una sezione al suo pane, dove si legge: “Cutro è rinomata in tutto il territorio regionale per la produzione del pane, caratterizzato da freschezza e lunga durata. Tale prodotto è stato candidato per ricevere il marchio dop. Il pane di Cutro, infatti, viene realizzato con semola di grano duro in percentuali altissime, circa il 75 per cento; la restante parte è costituita da farina di grano tenero, lievito naturale, acqua e sale.

CUTRO – Avete mai provato a scrivere “pane di Cutro” su Google? Se non vi è mai saltato per la testa, allora non vi scandalizzate perché troverete circa 17.000 risultati. Dal motore di ricerca più cliccato del web, infatti, si contano a migliaia le pagine dedicate appositamente al tipico prodotto cutrese o le sezioni create all’interno di siti che trattano di argomenti più generali.
La prima che salta agli occhi è la pagina che Wikipedia, l’enciclopedia libera online, dedica a Cutro riservando una sezione al suo pane, dove si legge: “Cutro è rinomata in tutto il territorio regionale per la produzione del pane, caratterizzato da freschezza e lunga durata. Tale prodotto è stato candidato per ricevere il marchio dop. Il pane di Cutro, infatti, viene realizzato con semola di grano duro in percentuali altissime, circa il 75 per cento; la restante parte è costituita da farina di grano tenero, lievito naturale, acqua e sale. Esportato soprattutto in Emilia Romagna, è considerato, anche dai più esperti, uno dei migliori pani d’Italia”.
Scorrendo i risultati ce n’è uno particolarmente ammaliante, che prende in prestito una definizione dell’Enciclopedia dei Comuni calabresi, spiegando: “I diversi panifici presenti sul territorio sfornano un ottimo pane di farina di grano duro, dal tipico colore giallo, che è rinomato in tutta la Calabria”. Il bello viene dopo: “Chi ha mangiato soltanto una volta il pane di Cutro non lo ha più dimenticato. È ottimo anche soltanto con un filo d’olio di oliva”.
Il portale italia.it, alla voce della provincia di Crotone, fa accenno all’antico “granaio della Calabria”, ricordando la denominazione con cui era conosciuta Cutro per la vasta produzione di grano operata nei suoi calanchi. Poi c’è un commento in un blog napoletano, dove un utente di nome Francesco afferma: “Mi piace moltissimo il pane di Cutro”.
L’associazione dei calabresi di Parma racconta, su arealocale.com, di una serata dedicata ai sapori regionali con una cena accompagnata dal pane di Cutro “made in terra emiliana”, alludendo ai numerosi cutresi residenti in Emilia, tra cui c’è chi si dedica alla produzione del pane “in trasferta”.
Il sito palatifini.eu parla di un programma multiregionale sull’individuazione della tipologia di produzione dei pani tipici delle regioni meridionali ed insulari, citando il pane carasau in Sardegna, il pane di Altamura in Puglia, il cornetto di Matera in Basilicata e il pane di Cutro in Calabria.
E infine c’è ars-alimentaria.it che dedica una pagina al pane nostrano e ne delinea caratteristiche molto dettagliate: “Di forma tonda o allungata, pesante uno-due chili, si contraddistingue per la crosta spessa, omogenea e croccante, di colore variabile tra il giallo dorato e il granario, la mollica ben aderente e giustamente porosa, il sapore e l’aroma caratteristico. Viene segnato con un taglio lungo la superficie superiore perché non si creino spaccature irregolari”.
Ma spiega anche quali sono gli ingredienti e le fasi per la preparazione: “Unire tutti gli ingredienti. Lavorare fino ad ottenere un composto ben amalgamato e sodo. Modellare dei pani rotondi e allungati e infarinarli. Avvolgere le pagnotte in lenzuola o coperte e porle su assi di legno. Lasciare lievitare. Segnare ogni pane con un taglio superficiale. Cuocere in forno a legna alla temperatura di 250-300°C, raggiunta bruciando listelli di pino o di faggio ammucchiati nella zona centrale”.
Forse, tra gli ingredienti, ne mancano un paio: l’aria e il calore dei forni di Cutro.