Il Ritiro cade a pezzi, grave la situazione del santuario di Mesoraca

Diventa impellente la questione inerente il recupero della chiesa monumentale del Ritiro in Mesoraca, ritenuta la testimonianza Tardo-Barocca più preziosa in Calabria. Soprattutto a seguito del crollo della parte di un rosone, avvenuto il 13 giugno, posto al centro dell’arco del transetto destro. E’ bene ricordare, qualora fosse stato dimenticato, che il sacro Ritiro, con la Legge n° 1089 del 1 giugno 1939 (abrogata col Decreto Legislativo n° 490 del 29 ottobre 1999), venne dichiarato monumento di interesse nazionale. Proprio alla luce di tale importante riconoscimento, questo monumentale tempio dovrebbe godere di maggiori attenzioni da parte di chi è preposto all’opera di tutela del patrimonio culturale.
In questo ultimo decennio qualcosa è stata fatta, rispetto al disinteresse che ha caratterizzato quasi tutto il ‘900, ma è pur vero che tantissimo resta da compiere per ripristinare, in modo radicale, il decoro artistico, architettonico e strutturale del Ritiro.

Diventa impellente la questione inerente il recupero della chiesa monumentale del Ritiro in Mesoraca, ritenuta la testimonianza Tardo-Barocca più preziosa in Calabria. Soprattutto a seguito del crollo della parte di un rosone, avvenuto il 13 giugno, posto al centro dell’arco del transetto destro. E’ bene ricordare, qualora fosse stato dimenticato, che il sacro Ritiro, con la Legge n° 1089 del 1 giugno 1939 (abrogata col Decreto Legislativo n° 490 del 29 ottobre 1999), venne dichiarato monumento di interesse nazionale. Proprio alla luce di tale importante riconoscimento, questo monumentale tempio dovrebbe godere di maggiori attenzioni da parte di chi è preposto all’opera di tutela del patrimonio culturale.
In questo ultimo decennio qualcosa è stata fatta, rispetto al disinteresse che ha caratterizzato quasi tutto il ‘900, ma è pur vero che tantissimo resta da compiere per ripristinare, in modo radicale, il decoro artistico, architettonico e strutturale del Ritiro.
Infatti, necessitano di urgenti restauri tutte le opere pittoriche (la cupola, considerata la più dipinta nella nostra regione, e altri sedici affreschi), le opere lignee (pulpito, coro, cantoria e confessionali), le opere architettoniche nel presbiterio, nei transetti, nell’abside, ed altro.
E’ triste dover assistere impotenti all’agonia quotidiana di un’opera artistica, ed è ancor più doloroso dover ascoltare il grido disperato, e allo stesso tempo silenzioso, di un monumento quale il Ritiro, dinnanzi all’indifferenza di noi tutti, ma particolarmente di chi potrebbe e dovrebbe, per dovere istituzionale, fare! Bisogna affrontare seriamente la questione del Ritiro, non solamente durante le campagne elettorali o in situazioni di emergenza, promuovendo una costruttiva concertazione tra gli enti e perseverando sino a ottenere risultati positivi. Coloro i quali rivestono cariche istituzionali hanno il dovere morale e politico di adoperarsi per la tutela di un bene preziosissimo che tanto lustro ha dato e potrà dare alla nostra regione.
E’ bene, a tal proposito, ricordare che la Pia Casa del Ritiro, in quanto collegio reale di scuola secondaria, ospitò centinaia di giovani provenienti dalle due Calabrie, al fine di garantire loro un’adeguata formazione cristiana e culturale. Tra i tanti alunni, vi fu anche Biagio Miraglia da Strongoli, capo di divisione al Ministero dell’Interno e, in seguito, Prefetto di Pisa. Un luogo, quindi, la Pia Casa del Ritiro, di grande importanza per lo sviluppo culturale del Regno delle Due Sicilie. Nei secoli ‘700-‘800, principi, vescovi, sindaci, presidi, uditori e artisti riservavano a questa pia istituzione la giusta riverenza; ciò lo dimostrano i tanti documenti rinvenuti, nei quali emerge che il Ritiro era il polmone culturale delle Calabrie!