Indagine Soakro: consulenze facili e distrazione di fondi Ue

L’operazione ‘Acqua chiara’ condotta verso 15 dirigenti di Soakro ha evidenziato anche reati di abuso d’ufficio in particolare per consulenze, affidamento lavori e gestione dei fondi. I finanzieri hanno ricostruito in € 2.609.316 gli importi degli affidamenti illegittimi negli anni dal 2011 al 2015. In particolare la società ha stipulato diversi contratti di cottimo fiduciario e lavori di somma urgenza, che sono risultati essere accumunati dal fatto che i servizi ivi indicati non potevano essere considerati singolarmente, ma come delle prestazioni effettuate nell’ambito di un servizio unitario, che, superando il limite di €. 40.000,00, ai sensi della vigente normativa sugli appalti pubblici, dovevano essere concessi attraverso le normali procedure e nel rispetto dei principi di trasparenza, rotazione e parità di trattamento. Inoltre, alcuni dei citati contratti, considerati unitariamente nell’intero arco temporale a cui si riferiscono i rapporti economico-commerciali con la “Soakro S.p.A.”, superando il limite di €. 200.000,00, previsto per i lavori o servizi, dovevano essere affidati non in economia attraverso il cottimo fiduciario, bensì attraverso le ordinarie procedure di affidamento per i contratti pubblici. Gli importi dei contratti illegittimamente affidati ammontano complessivamente ad €. 1.672.042,29.

guardia di finanza

I dirigenti sono accusati di aver distratto fondi pubblici ricevuti da progetti cofinanziati dall’Ue per 710.485,99 euro, di aver conferito incarichi di consulenza per oltre 200 mila euro che dovevano essere affidati con evidenza pubblica. Inoltre sono state sostenute spese per manutenzioni a rete idrica per 18.818 euro affidando i lavori ad un’azienda il cui Durc non era valido.
Nell’ambito dei reati contestati ai dirigenti della Soakro l’indagine Acqua Chiara ha fatto emergere anche la distrazione di somme (prima facie rubricata come Peculato di cui all’art. 314 c.p.) per €. 541.933. Secondo le accuse, negli anni dal 2011 al 2015, la società ha conferito un incarico di consulenza, privo di qualsiasi ragione economica, in quanto i relativi compensi sono stati erogati nei confronti di una società il cui amministratore, sulla base dell’attività ispettiva eseguita, è risultato aver svolto funzioni di amministratore “di fatto” della società controllata. Pertanto, per i finanzieri, tali compensi, per un ammontare complessivo di €. 470.738 erano piuttosto legati a quest’ultima funzione che non alla “formale” consulenza affidata alla sedicente società di consulenza. Inoltre, negli anni 2013 e 2014, la società, nei confronti di soggetti inseriti a vario titolo nella struttura societaria, ha concesso dei premi in denaro da erogare in forma di una tantum e connessi al raggiungimento di determinati obiettivi. Detti premi, per complessivi €. 71.194 sono risultati essere privi di qualsiasi ragione economica, oltretutto perché gli obiettivi non sono stati raggiunti per come erano stati prefissati. Allo stato delle indagini la somma complessiva relativa alle condotte criminose ammonta a € 11.649.028.
Infine, negli anni 2012 e 2013, il direttore amministrativo prima e successivamente l’amministratore della società nella loro qualità di equiparato ad un “incaricato di pubblico servizio”, si è reso responsabile di falso in atto pubblico per aver falsamente attestato la corrispondenza dei verbali del consiglio di sorveglianza depositati presso la Camera di commercio relativi all’approvazione dei bilanci dell’anno 2011 e 2012, con quelli conservati agli atti della società.


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