Italiani all’estero uniti dalla tv

Un seconda Italia vive all’estero. Infatti sono circa sessantamilioni, secondo le stime, gli italiani che vivono nei diversi paesi del mondo.

Un seconda Italia vive all’estero. Infatti sono circa sessantamilioni, secondo le stime, gli italiani che vivono nei diversi paesi del mondo. A loro è destinata l’informazione della rete internazionale della Rai, Rai International, che talvolta, esplica un servizio poco consono alle richieste e alle aspettative delle comunità italiane sparse nei cinque continenti.
Alcuni degli emigranti, e sono la minor parte (circa tre milioni), conservano ancora la cittadinanza italiana, sono quindi a tutti gli effetti cittadini italiani con diritto di voto, altri sono di seconda o terza generazione; figli o nipoti di emigrati che si sono trasferiti all’estero alla ricerca di un lavoro, di condizioni di vita migliore.
Giovanni Rapanà, presidente del Comites (Comitati degli italiani all’estero) di Montreal, sostiene che aver invitato i rappresentanti degli italiani nel mondo alla presentazione del piano editoriale di Rai International, sia stato un preludio positivo per un rapporto nuovo tra l’Italia e i suoi emigranti.

Abbiamo chiesto a Massimo Magliaro, direttore di Rai International, se crede possibile recuperare in tempi brevi le manchevolezze della Rai, tante volte denunciate dai Comites a cui non si è data finora una risposta, riguardo sia la qualità del palinsesto, che la sua distribuzione?
“Non è vero che la Rai ha delle colpe particolari, né che finora non sia stata data una risposta.
Rapanà ha sollevato una polemica motivata dal fatto che la Rai è entrata, con una quota del 20%, in una società nuova di nome Korus, che ha richiesto all’autorità preposta al rilascio della concessione l’autorizzazione per trasmettere in Canada la possibilità di attivare un canale nuovo televisivo, all’interno del quale ci sarà una quota molto ampia di prodotti in lingua italiana, realizzati da Rai International. Rapanà, così come gli altri italiani in Canada, si sono preoccupati, devo dire logicamente, del fatto che anche Telelatino, il nostro vecchio vettore attraverso il quale Rai International trasmetteva in Canada, ha annunciato la ritrasmissione dei programmi in lingua italiana. Questa è la situazione: da una parte siamo in attesa di avere dall’autorità canadese la concessione per trasmettere su un canale fatto da Korus programmi in lingua italiana, dall’altra siamo in attesa di chiarire con Telelatino la vicenda che riguarda i programmi che intendono voler ritrasmettere. Che gli italiani in Canada si preoccupino e chiedano garanzie a Rai International è lecito e le avranno, per quanto riguarda sia il palinsesto canadese sia per la qualità del prodotto in lingua italiana per il Canada”.
Secondo Rapanà, Rai International non è intervenuta direttamente per risolvere il problema canadese, ma ha delegato una società di New York.
“Ci sono delle imprecisioni nelle polemiche che fa il sig. Rapanà. La società che si occupa di questa situazione è Rai Corporetion, una consociata della Rai addetta alla distribuzione del segnale nell’America del Nord e in quella del Sud, quindi non abbiamo delegato nessuno a trattare. C’è una società che sta lì per questo e fa il suo dovere. Gli italiani in Canada devono stare tranquilli perché Rai International che ha come missione editoriale quella di parlare a tutti gli italiani nel mondo e quindi in particolare a quelli che affollano zone importanti come il Canada, non ha alcuna intenzione di abbandonarli, né per quanto riguarda il tipo di abbonamento, né per quanto riguarda il prodotto”.

“Tra pochi giorni – continua Magliaro – andrò in Canada e negli Stati Uniti per incontrare la comunità italiana e tranquillizzarla su questo impegno che ho preso attraverso il piano editoriale e che prenderò con loro in maniera ufficiale, anche con l’avallo del Ministero degli Esteri che sorveglia questo rapporto. Ci sono stati già dei contatti l’altro giorno tra il Presidente di Rai Corporation e la comunità italiana alla quale, su mia richiesta, è stata fornita una spiegazione. Sono parte importante del pianeta Italia al quale noi ci rivolgiamo, soprattutto nel momento in cui loro, come gli altri connazionali che hanno il passaporto italiano, andranno a votare per eleggere i 18 parlamentari (come consentito dall’articolo 48 della Costituzione di recente approvato dal Parlamento n.d.r.) che permetteranno ai governi di vivere o cadere. Sarebbe quindi folle e irresponsabile, non prendere in considerazione le loro esigenze. Non lo faremmo mai a qualunque condizione, e su questo c’è l’impegno non della direzione di Rai International, ma di tutta la Rai.
Con il direttore generale dell’azienda Celli, ho avuto un incontro per parlare anche di questo problema ed ho l’autorizzazione per poter dire agli italiani in Canada che non hanno assolutamente da temere nulla. Chiariremo tutti i problemi direttamente con loro. Non ho ancora risposto direttamente al Sig.Rapanà, lo farò in brevissimo tempo, però stia tranquillo lui e tutti quanti gli altri che non avranno un trattamento di disfavore da parte nostra”.
Tutto questo implica anche un pericolo di imparzialità nel caso di una campagna elettorale in vista del voto all’estero. Quale garanzia di par condicio potrà essere assicurata?
“Noi rispondiamo del nostro prodotto, della par condicio che garantisco io. Se Rai International trasmetterà sul futuro canale di Korus, avrà degli spazi all’interno dei quali risponderà Rai International di ciò che verrà trasmesso. Il palinsesto è garantito”.

“Non può essere manipolato – spiega Magliaro – siamo entrati in ‘partenariato’ con una società e quindi c’è un prodotto nuovo che ha una programmazione e un canale tutto nuovo. Risponderemo del numero di ore trasmesse, vedremo quante e come saranno collocate nel palinsesto, sempre consapevoli di essere rappresentanti e trasmettitori in direzione di tutti gli italiani che sono all’estero e non di una sola parte politica”.
Lei ha parlato di caso Canada, ma anche in Europa si sono sollevate voci di protesta. Da una parte si critica l’eccessiva debolezza del segnale radiofonico, dall’altro il continuo “criptaggio” delle trasmissioni più interessanti. Lo stesso Zoratto, presidente della Commissione Informazione del CGIE, ha chiesto più di una volta che venisse risolto il problema. Come pensate di intervenire in Europa?
“Il segnale radiofonico in Europa verrà potenziato acquisendo nuovi relè di trasmissione e facendo prodotti nuovi proprio per l’Europa sia Orientale, Centrale che Occidentale. C’è un potenziamento consistente anche del palinsesto, anzi direi che nel piano editoriale che ho presentato, la parte radiofonica è quella che subisce una grossa trasformazione in positivo. Il segnale aumenterà grazie all’affitto di nuovi relè, ma anche qui è un problema di denaro: ogni relè costa minimo un miliardo all’anno e il bilancio di Rai International va rispettato. Comunque gli italiani in Europa si accorgeranno dei sostanziali cambiamenti”.
Per quanto riguarda il “criptaggio”, vi sono soluzioni a breve termine?
“Il criptaggio è un problema che non posso risolvere io e neanche la Rai perché riguarda le trasmissioni con vincoli particolari posti dagli stessi autori che chiedono, espressamente nel contratto, di non trasmetterli all’estero. Le partite di calcio di serie A, ormai, non le vende più la Lega, ma le singole squadre che non concedono più i diritti di trasmissione per l’Europa. Per cui Rai International non le può comprare. Lo stesso vale per alcuni cartoni animati, alcuni film e programmi tipo Quark di Piero Angela. Quindi il criptaggio non è un dispetto, è un problema che nasce dai diritti sportivi, cinematografici, dei cartoni animati, di programmi particolari, che la Rai nel momento in cui li compra si sente porre da chi li vende. La Lega Calcio è una struttura notoriamente in crisi, allora ogni singola squadra da sola o consorziandosi con altre, vende il suo prodotto all’estero. La nostra trasmissione calcistica Giostra dei gol di tre ore e un quarto, in onda la domenica, con una partita in diretta e gli altri gol in immediata differita, non può essere trasmessa sul satellite collocato sopra l’Italia, altrimenti si vedrebbe in tutta Europa e le squadre di calcio non lo autorizzerebbero. Questo programma è trasmesso su sette degli otto satelliti che Rai International ha per il mondo, proprio perché le squadre di calcio non si vogliono privare, in Europa, degli introiti provenienti dalla vendita privata”.

“Lo stesso vale per i cartoni animati della Walt Disney che la Rai compra e non può trasmettere all’estero – conclude Magliaro – seppur in lingua italiana, perché la Disney non lo permette. Allora bisogna pensare a nuove strategie. Avviare delle trattative con i singoli soggetti che, in questo caso, rimettono in discussione i costi aziendali. La Rai, come azienda pubblica, deve garantire sì l’informazione, ma deve fare anche i conti con il proprio bilancio”.
Antonio Pisicchio