La gru si muove, il caldo picchia: ex Akros scendono di quota ed annunciano sciopero della fame

Lassù il sole picchia forte e la gru non è poi così stabile. Quel ferrovecchio arrugginito, sul quale da martedì scorso stazionano tre dipendenti ex Akros per protestare contro la mancata assunzione in Akrea, non offre molte garanzie di stabilità. Anche per questo motivo Vincenzo, Massimo ed Elio sono scesi oggi di diverse decine di metri raggiungendo il loggione dal quale era partita la protesta.

La gru, un vecchio residuato dell’ex Nucleo industriale, si muove. Nello specifico, il braccio sul quale i lavoratori si erano arrampicati in due tappe dopo aver sostato per un giorno sul loggione è soggetto a piccoli movimenti di rotazione, fanno sapere i tre. A questo si aggiunge il sole che picchia forte, l’aria calda che li investe e dalla quale a quelle altezze è impossibile ripararsi. Troppo pericoloso dopo che uno dei tre ha accusato un lieve malessere.

In altri tempi la gente sarebbe accorsa a frotte sul posto. Quando, or sono una trentina di anni fa, Michele Mattace, dipendente della Montedison, guadagnò la cima del camino Mariani per protestare contro lo smantellamento della fabbrica, i crotonesi fluirono in massa davanti ai cancelli dello stabilimento per solidarietà. Altri tempi, vero. Ma un uomo era Mattace ed uomini sono Vincenzo, Massimo ed Elio.

Da ormai cinque giorni i tre ex lavoratori della società mista in liquidazione portano avanti la loro battaglia. Una battaglia solitaria in quest’afosa estate 2017 che ha steso, con le sue temperature africane, un’ulteriore cortina di apatia ed indifferenza sulla città. Tranne il marinaio di turno al cancello della banchina sottoflutti, nei pressi di quella gru non c’è nessuno. Sono tutti al mare, rappresentanti istituzionali, politici e sindacali; non un’associazione, ente, comitato o altro che abba sentito il bisogno di organizzare un presidio di solidarietà. Assente anche la Chiesa. A loro comunque non interessa.

Quando la mattina presto di martedì scorso si sono intrufolati sulla banchina, i tre sapevano a cosa andavano incontro; sapevano che non avrebbero ricevuto alcun aiuto o attestato di solidarietà. Lo avevano messo in conto, così come hanno messo in conto che se il sindaco continuerà con la linea della fermezza, martedì mattina alla protesta sulla gru si affiancherà lo sciopero della fame.

D’altronde non è giusto che a pagare per la storia sbagliata di Akros (un doppione di Akrea tenuto su per oltre dieci anni prima con i mezzi ed i fondi dell’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale, poi con le ‘flebo’ per esigenze elettorali) siano i lavoratori. Altri – e sono tanti coloro che hanno costruito le loro fortune con la società mista che si occupava della raccolta differenziata nella provincia di Crotone – dovrebbero stare su quella gru al posto di Vincenzo Graziano, Massimo Palmieri ed Elio Federico. Invece che ‘a piede libero’.