La lettera: mio fratello, con polmonite da Covid “parcheggiato” nel pronto soccorso senza terapie

Nove ore di anticamera nella tenda adiacente all’ospedale in attesa che si liberasse un posto letto ed infine la sistemazione temporanea in una stanza del pronto soccorso, insieme ad un altro positivo affetto da diabete ed altre patologie, tra l’altro senza alcuna terapia. E’ l’inferno in cui è incappato un uomo di 62 anni di Crotone e che viene denunciato in una accorata lettera dalla sorella.

“Premetto – scrive nella lettera la donna – che mio fratello è stato a casa con febbre alta per sei giorni e per arrivare ad avere una visita con inizio di terapia più appropriata, abbiamo dovuto telefonare con insistenza a mezzo mondo,  ci mancava solo il Padre Eterno…”. Nella mattinata di ieri, giovedì 26 novembre, gli operatori della squadra Usca hanno deciso di eseguire una tac e dunque hanno accompagnato l’uomo in ospedale dove l’esame ha rilevato una polmonite bilaterale. Dopo di ché, racconta la donna, il paziente è stato lasciato “nella tenda adiacente l’ospedale, fino alle ore 21 (ben 9 ore) con una polmonite bilaterale e con difficoltà respiratorie,  da solo, senza poter né mangiare, né bere, né poter fare pipì”. 

La donna racconta di essersi servita del centralino per raggiungere telefonicamente il personale del Pronto soccorso per capire che fine avrebbe fatto suo fratello. “Ho finalmente parlato con qualcuno del Pronto soccorso e mi è stato riferito che si stava aspettando un posto che avrebbe dovuto liberarsi nel reparto covid,  poi hanno detto che si aspettava di sanificare l’ambulanza… poi niente, perché alla fine il posto non c’è stato e solo alle ore 21 mio fratello è stato trasferito nel pronto soccorso, privato anche, dopo tante ore, di un pasto decente per un essere umano”. 

“Attualmente – denuncia la donna – lui e un altro paziente covid (quest’ultimo diabetico e con varie patologie) sono reclusi in quella cameretta, abbandonati a se stessi e incredibile ma vero, senza nessuna terapia, tanto che il paziente diabetico non ha potuto neanche consumare il pasto perché nessuno gli ha misurato la glicemia”.

“Cari Dirigenti – scrive indignata la donna – si può capire tutto, l’emergenza, la mancanza di personale e tutto ciò che volete, ma nessuno può più permettere tutto ciò,  dico tutto ciò, perché non riesco a trovare un un aggettivo, anche il più spregevole, che possa definire la situazione. Concludo augurandovi di non dover mai nella vostra vita, scontrarvi con tanta disumanità, e siccome non lo auguro a nessuno, informerò la stampa dell’accaduto, perché se mio fratello ne uscirà fuori… nessuno possa mai entrarci dentro, nemmeno il mio cane”.