La pasionaria della cultura calabrese

Nell’ambito del programma culturale “Profili femminili del ’900” si colloca lo spazio dedicato dalla “Maria Cristina” ad una grande donna della nostra terra: Emilia Zinzi (nella foto al centro dell’articolo). Storico d’arte, docente universitario per più di venti anni presso il Politecnico di Milano e la facoltà di Architettura di Reggio Calabria, autrice inesauribile di opere dense di sapere e di stimoli all’operosità – ha al suo attivo ben 145 pubblicazioni – con la sua fresca ricchezza di ottantenne continua, impavida, a divulgare sul piano internazionale i temi ed i problemi del Sud.

Nell’ambito del programma culturale “Profili femminili del ’900” si colloca lo spazio dedicato dalla “Maria Cristina” ad una grande donna della nostra terra: Emilia Zinzi (nella foto al centro dell’articolo). Storico d’arte, docente universitario per più di venti anni presso il Politecnico di Milano e la facoltà di Architettura di Reggio Calabria, autrice inesauribile di opere dense di sapere e di stimoli all’operosità – ha al suo attivo ben 145 pubblicazioni – con la sua fresca ricchezza di ottantenne continua, impavida, a divulgare sul piano internazionale i temi ed i problemi del Sud. Sollecitata dalla vice-presidente Vanda Leto Tricoli, ha saputo far largo tra i suoi moltplici impegni ed è venuta a Crotone per testimoniare personalmente il suo entusiasmo contagiante per tutto ciò che concerne la realtà territoriale calabrese.
Nell’aula magna del Liceo Pitagora – presente l’assessore provinciale alla Cultura Silvano Cavarretta – la presidente del “Convegno Maria Cristina”, Mena Scarfone, e la delegata regionale, M. A. Ranieri, nell’indirizzo di saluto hanno ben sottolineato il ruolo della Zinzi nel processo della rinascita culturale calabrese. Ma la figura della docente calabrese è venuta fuori, a tutto tondo, dall’elegante profilo tracciato con rara sensibilità e tanto garbo da Vanda Leto, la quale, essendosi accostata al personaggio con rispetto ma con perspicuità e tanta simpatia, ha saputo cogliere i punti di forza di questa straordinaria donna, meglio conosciuta, come del resto tanti altri talenti calabresi, negli Sati Uniti ed in Europa che da noi.
La Leto si è soffermata sullo spessore dell’esperienza culturale, sullla metodologia innovativa e sull’impegno sociale della Zinzi. “Donna di grande cultura – ha detto – ma anche di azione, austera ma allo stesso tempo illuminata da un sorriso aperto e dalla fede nelle sue convinzioni cristiane”.
Nata a Catanzaro dauna famiglia dell’alta borghesia, giovanissima fa con sicurezza la sua scelta e a soli vent’anni manifesta il suo carattere volitivo e ribelle e l’insofferenza per l’apatia socio-culturale del Sud, dichiarando al padre, con ostinazione ed anche con minacce di fuga, la sua volontà di dedicarsi allo studio per dare una valore ed un significato più profondo alla sua vita.
Numerosi sono i suoi studi sulla tutela, conservazione e restauro del patrimonio storico. Ma, naturalmente, l’area del suo massimo interesse riguarda l’architettura e l’ambiente storico della Calabria. Quando dopo la docenza presso il Politecnico di Milano consegue quella presso la facoltà di Architettura di Reggio Calabria, porta nella didattica la dimensione scientifica della sua ricerca attraverso seminari e indagini sul territorio, soprattutto quello calabro-siculo, aprendo nello stesso tempo la sua attività di ricerca alla collaborazione interdisciplinare con architetti, urbanisti, archeologi.
La sua produzione storiografica, tradotta in varie lingue, è andata assestandosi sui temi dell’urbanistica e dell’ambiete storico della nostra regione, fatto veramente di estrema importanza se si pensa alla carenza degli studi in tal senso. Per questa sua particolare attività scientifica ed operativa le viene conferita la nomina a componente del direttivo della sezione Calabria dell’Istituto nazionale di Urbanistica; fa parte del Consiglio direttivo della Deputazione di storia patria per la Calabria; della Società napoletana di storia patria; della Società nazionale italiana di studi sul Settecento; del Comitato scientifico interdisciplinare per gli studi sull’arte normanno-sveva e, dal 1° luglio 1999, nominata dal ministro per i Beni e le Attività culturali Giovanna Melandri, è ispettore onorario per i beni culturali, artistici ed architettonici del Comune di Catanzaro. Il suo nome compare nell’International Directory of Eighteenth Century Studies – Voltaire Foundation- Oxford 1995; fatto estremamente importante e gratificante non solo per lei ma per tutti coloro che amano la Calabria e gioiscono del successo dei suoi figli.
Una vita al servizio della cultura operosa, quindi, quella di questa donna, che vuole farci comprendere che il bene culturale, sia esso opera d’arte, manufatto artigianale o rudere, ci ricorda che non veniamo dal nulla: tutto ci narra del pensare ed del fare dell’uomo attraverso i millenni. Col suo infaticabile indagare, controllare di persona, confrontare, questa “pasionaria della cultura”, come è stata definita dalla stampa, ha restituito alla Calabria capitoli ignorati della sua storia. La sua brillante carriera, le sue pubblicazioni, anche su Internet (sito dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace) ci indurrebbero a pensare che la sua attività abbia incontrato sempre e solo consensi: al contrario! Pochi, credo, sono stati stimati e avversati allo stesso tempo. Spesso la sua voce si è levata alta, ma in un deserto di silenzio e disinteresse, come nel caso del suo straordinario rinvenimento della “Conca del Patirion” presso il Metropolitan Museum of Art di New York. Ma le amarezze per i tanti ostacoli non hanno domato lo spirito ribelle di Emilia Zinzi, donna scomoda, che, per le sue violente denunce, ha ricevuto anche minacce di morte (addirittura, per un certo periodo, le è stata necessaria la scorta). Ma al di là della professoressa, della ricercatrice, della scrittrice, c’è una donna estremamente sensibile, disponibile e cordiale, alla quale devono aver guardato i reggini nel consegnarle lo scorso 8 marzo la “Mimosa d’Argento”, così come qualche mese prima avevano fatto il Club delle Donne e la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma con il prestigioso “Premio Minerva 2000”.