Laboratorio dei talenti, al Pitagora va in scena il mito

Mito e filosofia hanno preso vita lo scorso 6 ottobre al Liceo Classico “Pitagora” di Crotone, nella rappresentazione del copione “Ο λογος σαρξ εγενετο – il logos si fece carne”. Il testo è nato dalla penna di un ragazzo del Liceo, Giuseppe Mendicino, appassionato del mondo classico, ed è stato diretto dallo stesso, in seno al progetto scolastico “Area a rischio: laboratorio dei talenti” in cui il tema scelto è stato il passaggio dal mito al Logos, alla razionalità. Da qui il pensiero di realizzare un copione che parlasse della cosmogonia secondo gli antichi greci, ma che arrivasse ad una svolta del tutto diversa rispetto alla tradizione. Patrimonio classico e pensiero moderno (in particolare Goethe e Pavese) hanno dato forma ad uno spettacolo originale, una contaminatio fra più generi (il mito, la tragedia, il dramma satiresco), sublimati dalla riflessione filosofica.

liceo pitagora1Al centro del testo vi è l’uomo, forgiato dal titano Prometeo, che guarda in faccia le false immagini degli dei che nel suo ancestrale bisogno si è costruito sull’Olimpo e le annienta con la forza della Noùs (Mente), scoprendo di essere già di per sé divino. Il progetto è stato coordinato dalla prof.ssa Ada Fabiano, stimata docente di Storia e Filosofia presso il nostro Liceo. Il giovane regista personifica sulla scena gli spiriti dell’animo che consentono all’uomo di vivere e provare emozioni, i demoni. “Fatti di carne e ossa i demoni della mente umana risalgono dall’oblio e rispondono tutti alla nostra domanda: cosa è successo in principio?”. Nessuno, forse, mai arriverà alla verità. C’è solo una certezza, ovvero che la storia inizia con l’uomo, nel momento in cui egli utilizzò il linguaggio e si differenziò dagli animali. Così “la sapienza divenne il centro dell’universo. Il silenzio di un tempo è stato distrutto dalle voci dei mortali” come dice il Fato, prima di dirigersi verso il creatore dell’uomo, Prometeo. Nessun destino può regnare su un uomo con la mente libera, nessun mito può offuscare la sua vista, quando a guidarlo nelle tenebre del caos è il Pensiero. Il titolo riprende il versetto di San Giovanni dandogli una chiave di lettura completamente diversa: “logos”, che l’evangelista traduceva come “Verbo”, la parola di Dio, in greco vuol dire anche “Ragione” e qui indica l’incarnazione di quest’ultima nell’uomo, essere divino nella sua razionalità.
Fortemente permeato di classicità, il testo è stato costruito su un’incessante dualità ma senza etichette precostituite (Bene e Male, Ragione e Follia, Cielo e Terra, Amore e Morte). Ribaltata risulta la visione fatalistica della vita tipica della cultura greca: il Fato apparentemente sembra dirigere il corso delle vicende umane, ma esso stesso, rivolgendosi a Prometeo, dirà: “Eccomi, mio Titano. Ora muori, per vincere”, sottolineando il punto di svolta, ossia il passaggio dalla cosmogonia primordiale all’antropocentrismo.
Erinni, Titani, Ninfe, demoni e dèi si sono alternati sulla scena interpretati da trenta allievi tra recitazione, danza e musica.
Il pubblico ha seguito con grande emozione lo spettacolo nella splendida cornice del giardino del Liceo, catturato in modo particolare dai monologhi degli attori sull’amore, sul senso della vita e sulla dignità della donna. Ancora una volta la magia del teatro è riuscita nel suo intento.