Le nuove leve del clan si organizzavano dopo il pentimento del boss

Le “Nuove Leve” della cosca Giampà di Lamezia si stavano organizzando per rinsaldarne le fila dopo la decisione del capo cosca Giuseppe Giampà di diventare collaboratore di giustizia, con l’intento di continuare nell’esercizio delle attività estorsive sul territorio per conto dei capi sottoposti a regime detentivo. E’ quanto emerge dagli atti dell’indagine sfociata questa mattina nell’operazione antimafia condotta dalla squadra Mobile di Catanzaro e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato denominata appunto ‘Nuove Leve’.

Nel corso dell’indagine è stata accertata la responsabilità di alcune delle persone arrestate nella collocazione ed esplosione di un ordigno ad alto potenziale nei pressi del cancello d’ingresso della villa dell’imprenditore Vincenzo Perri con l’intento di costringerlo a restituire la somma di 100 mila euro al capostipite di una famiglia fidelizzata ai Giampà.

E’ poi emerso il coinvolgimento della cosca in una capillare attività estorsiva, finalizzata al sostentamento economico delle famiglie degli associati detenuti, nei confronti dei commercianti ambulanti che accorrevano a Lamezia Terme in occasione dell’annuale festa di San Giovanni.

Ed ancora s’è fatta luce sulla collocazione a scopo estorsivo, di una bottiglia molotov nei pressi di una frequentata palestra del centro.

Altro elemento di assoluto pregio delle investigazioni, condotte con l’attivazione di numerosi presidi tecnologici nonché con la puntuale analisi delle diverse dichiarazioni dei più recenti collaboratori di giustizia della cosca, attiene al disvelamento del ruolo di Domenico Giampà detto “Buccacciello”, ora collaboratore di giustizia, il quale veniva riconosciuto come rappresentante esterno della cosca dopo il pentimento di Giuseppe Giampà, così da essere considerato come referente della cosca rispetto a tutte le altre famiglie di ‘ndrangheta calabresi.