Angiologia ferma, protesta per il medico trasferito

L’ambulatorio di Angiologia con le porte chiuse. E’ stata questa l’amara sorpresa per i pazienti che martedì 7 gennaio si sono recati all’interno del reparto ubicato a piano terra nel nosocomio crotonese. Il trasferimento della dottoressa addetta alla cura delle ulcere e dei linfodema, ha generato un corto circuito bloccando di fatto le regolari prestazioni del servizio. Decine i pazienti in attesa, accompagnati da parenti imbufaliti per l’improvviso disservizio, che hanno formato un capannello chiedendo lumi sulle motivazioni che hanno portato al trasferimento della professionista, ma soprattutto al perchè della mancata nomina di una sostituta.

Il primo ad essere sorpreso lo stesso direttore del reparto, anch’egli stupito e costretto a fronteggiare l’ira di pazienti e parenti, tanto che ad un certo punto è dovuta intervenire anche la Guardia di Finanza: “Non avevamo disposizioni in questo senso”, ha spiegato laconico. In realtà c’era la percezione su una possibile ricollocazione della dottoressa, ma si attendevano comunque una sostituzione immediata per evitare un disagio che ha invece preso alla sprovvista il reparto.

Sono circa una ventina le prestazioni giornaliere fornite, oltre naturalmente a quelle che si aggiungono dai pazienti interni dell’ospedale. Si tratta in larga parte di ulcere, infezioni, drenaggi, e che riguardano pazienti oncologici, diabetici e cardiopatici. Vittime di patologie importanti che necessitano cure immediate e sul posto. “E’ una situazione assurda – racconta Roberta – che due volte la settimana accompagna la mamma in reparto – hanno fatto un sopruso sospendendo un servizio senza trovare una alternativa. I nostri familiari non possono tornare a casa in queste condizioni, perchè si rischia anche la vita”. La soluzione provvisoria diventa quella del pronto soccorso, già congestionato di suo, che poi smista i pazienti in altri reparti, tra i quali Chirurgia. Insomma, disservizi, disagi ed esasperazione. Che ha portato ad una protesta forte, accentuata da quel peregrinare dal territorio vano e beffardo.

“Ci avevano detto a fine dicembre che la dottoressa avrebbe potuto avere problemi -, ma pensavamo che venisse sostituita. Pensare che un servizio così importante può restare sguarnito è pura follia. Avevamo fiducia tanto è vero che oggi ci siamo recati numerosi. Ma qui siamo venuti a conoscenza che la dottoressa è stata trasferita all’Adi (assistenza domiciliare integrata), senza essere rimpiazzata. Sembra che questo provvedimento sia stato preso da chi il paziente non lo conosce, e non sa che problemi può avere”.