Messa per il lavoro, il vescovo Panzetta: “Per la Abramo ogni istituzione deve fare la sua parte”

CROTONE – “Io penso che se c’è una leva per ricostruire il nostro territorio sia proprio quella del lavoro. Senza non c’è sviluppo e dignità, non ci sono sogni”. Lo ha detto l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Angelo Panzetta durante l’omelia pronunciata nel corso della Santa Messa per il 1° maggio dedicata in particolare ai lavoratori della Abramo Customer Care, azienda in concordato fallimentare che in Calabria occupa 4.000 persone di cui 1.200 solo a Crotone. Proprio giorno 1 maggio scadeva il termine per presentare il piano concordatario dell’azienda al Tribunale di Roma. Nelle prossime settimane si attendono le decisioni dei giudici sull’offerta di acquisto presentata dalla azienda reggina System House.
“Abbiamo un pensiero di preghiera particolare per le decisioni che saranno assunte per la Abramo – ha detto l’arcivescovo durante la messa celebrata nella chiesa del Santissimo Salvatore nel quartiere Fondo Gesù, dove ricade l’azienda – : chiediamo al Signore ed a tutte le persone di buona volontà che questo tesoro prezioso sia custodito e promosso. Questo è un momento di preghiera al Signore per implorare il suo aiuto e chiedere la grazia del lavoro per la nostra gente e il nostro territorio. Lo facciamo non solo per motivi legati alle ricadute economiche che il lavoro ha, ma per un motivo più profondo e antropologico perché senza lavoro non c’è dignità”.

Preghiamo per le piccole realtà

Monsignore Panzetta ha allargato la sua riflessione alla situazione generale del territorio e sottolineato la sua preoccupazione: “Senza il lavoro tutta l’educazione alla legalità rischia di portare a esiti di scoraggiamento e di non essere compresa nella sua verità. Abbiamo bisogno del lavoro come il pane e l’aria. Il rischio è che la crisi travolga le piccole realtà sul territorio. Io prego il Signore ogni giorno per questo, prego per tutte le attività lavorative nel territorio perché non siano travolte, prego per le piccole realtà che costituiscono un presidio importante. Altrimenti consegneremo il nostro territorio all’illegalità. Il bene deve essere attrattivo. Deve essere accentuato perché ci sta a cuore la cultura della legalità”.

Da qui la sua implorazione: “Chiediamo al Signore, per chi è in difficoltà, per chi non trova lavoro, per chi rischia di perderlo la grazia del lavoro: lo chiediamo per intercessione di San Giuseppe. San Giuseppe – ha spiegato il vescovo – aveva una piccola azienda nella quale è cresciuto Gesù, che è stato educato da San Giuseppe e dalla Vergine Maria ad una cultura del lavoro. Quindi, quando gli parliamo per chiedergli un’aiuto perchè ci sia lavoro e una dignità sappiamo di parlare ad un Dio che queste cose le capisce, le ha vissute. E mentre chiediamo al Signore la grazia del lavoro, chiediamo la luce dello spirito perché tutti facciano la propria parte perché il lavoro sia difeso e promosso”.

L’importanza di fare squadra

Monsignor Angelo Panzetta ha evidenziato l’importanza di fare squadra: “Sono contento di aver saputo che la vicenda della Abramo ha costituito una occasione di convergenza sul territorio che non sempre c’è. Questa è stata una bella occasione nella quale finalmente è stato messo da parte il proprio punto di vista e tutti si stanno dando da fare perché questa vicenda non cada nel nulla e la sorte di queste persone, nel contesto calabrese più 4000 persone, abbia buon fine. Ogni agenzia, ogni istituzione deve fare la sua parte perché ogni ‘buono’ nella nostra gente possa costituire un futuro migliore”.

Riguardo la situazione attuale tra crisi economica e pandemia da covid 19, il vescovo Panzetta ha ribadito: “La Cei per questa giornata ha ripreso un messaggio dal libro di Neemia nel quale si dice che il popolo di Israele era un popolo che aveva a cuore il lavoro. Anche noi abbiamo a cuore il lavoro. Quel testo è tratto da una storia in cui si sta ricostruendo Gerusalemme. Io penso che se c’è una leva per ricostruire il nostro territorio sia proprio quella del lavoro. Senza non c’è sviluppo e dignità, non ci sono sogni”.