Musei, Cucciniello riapre Sibari e Vibo ma si dimentica di Crotone

CROTONE – Musei aperti nei principali centri storici della Calabria tranne che a Crotone. La Direzione regionale dei musei calabresi ha comunicato il ritorno all’operatività a pieno regime del Museo nazionale archeologico della Sibaritide, del Parco archeologico di Sibari e del Museo archeologico nazionale ‘Vito Capialbi’ di Vibo Valentia.

Dallo scorso 4 luglio, dopo i mesi di chiusura imposti dal propagarsi della pandemia da Covid-19, le tre strutture avevano riaperto al pubblico nei soli giorni di sabato e domenica. Da martedì 4 agosto, invece, con il supporto dei tirocinanti della Regione – annuncia la Direzione regionale guidata da Antonella Cucciniello – si ritorna alla normalità e saranno aperte al pubblico anche negli altri giorni della settimana, escluso il lunedì, garantendo le condizioni essenziali di fruibilità e la piena applicazione della normativa vigente in materia di contenimento del contagio.

Il Museo della Sibaritide garantirà l’apertura al pubblico dalle 9 alle 20, con ultimo ingresso alle 19 (massimo 5 persone per volta compresa eventuale guida). Il parco archeologico di Sibari dalle 9 alle 19: massimo 15 persone per volta compresa eventuale guida. Per quanto riguarda il museo di Vibo Valentia, apertura dalle 10 alle 20 con ultimo ingresso alle 19, ed anche in questo caso massimo 5 persone per volta compresa eventuale guida.

A Crotone nel frattempo i turisti sono costretti a fare marcia indietro davanti alle porte chiuse (integralmente o parzialmente) delle strutture museali. L’Archeologico nazionale di Capo Colonna è chiuso dallo scorso marzo e da Cosenza, sede della Direzione regionale dei musei calabresi, non arrivano segnali che facciano pensare ad una riapertura nel breve termine. Chiusura parziale invece per il Museo archeologico nazionale di via Risorgimento: interdetto il primo piano, i visitatori devono accontentarsi degli allestimenti espositivi al piano terra, interessanti ma non esaustivi della storia archeologica della città; senza contare che a primo piano è esposto, tra le altre cose, il tesoro della Dea, con il mitico e stupendo diadema affiorato oltre trent’anni fa a Capo Colonna nel perimetro dell’edificio B, il tempio più vecchio del promontorio Lacinio.

Neanche l’intervento (gratuito) del privato, il gruppo imprenditoriale dei fratelli Spanò, è servito a sbloccare il problema della ventilazione negli ambienti espositivi, indispensabile d’estate ed in particolare in questi giorni di caldo equatoriale. Due giorni di lavoro inutili considerato che i vecchi condizionatori di via Risorgimento (oltre venti) non garantiscono il rispetto delle norme anticovid, ci spiega il direttore delle strutture museali statali di Crotone, l’archeologo Gregorio Aversa. Di conseguenza, anche chi si accontenta di visitare il piano terra lo fa cosciente del bagno di sudore che lo attende. Il problema ovviamente non si pone per il museo di Capo Colonna interamente sbarrato al pubblico, al punto che alcuni custodi sono stati temporaneamente destinati alla fortezza di Le Castella.

Possibile che solo a Crotone, città con circa tre millenni di storia ed un patrimonio archeologico senza eguali in Calabria, sede della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Catanzaro/Crotone, l’architetta Cucciniello non riesca a garantire le condizioni essenziali di fruibilità delle strutture museali con la piena applicazione della normativa vigente in materia di contenimento del contagio da Coronavirus?