Nicolino Grande Aracri si è pentito, da un mese parla con i pm della Dda

Il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri ha iniziato a collaborare con la giustizia. La notizia è stata confermata da fonti della Direzione distrettuale antimafia all’agenzia Ansa. Il boss è a capo di una delle cosche di ‘ndrangheta più potenti della Calabria, con base a Cutro ma con ramificazioni in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Detenuto al regime del 41 bis nel carcere milanese di Opera dove sta scontando alcune condanne all’ergastolo ed altre a diversi anni di reclusione, il boss ha chiesto di incontrare i magistrati della Dda catanzarese guidati da Nicola Gratteri. Ai pm avrebbe già reso le prime dichiarazioni, probabilmente quelle previste ad inizio collaborazione.

Il boss è stato condannato all’ergastolo per alcuni omicidi, ma oltre al lato violento, il lavoro che ha sempre cercato di portare avanti è stato quello di avvicinare e legare a se quelli che definitiva “i cristiani buoni”, vale a dire colletti bianchi, professionisti, imprenditori, meglio se con addentellati nella massoneria. In passato aveva anche cercato di coinvolgere altri boss calabresi nel tentativo di abbandonare la dipendenza dal crimine di Reggio Calabria e formare una Provincia autonoma con base a Cutro. Le ramificazioni della cosca, invece si estendevano un po’ in tutta Italia ma soprattutto in Emilia Romagna dove si è celebrato uno dei più grandi processi contro la ‘Ndrangheta nel nord Italia, Aemilia.

Tra le condanne all’ergastolo inflitte a Nicolino Grande Aracri c’è quella, ormai diventata definitiva, che il boss ha rimediato nel processo Kiterion, gemello ‘locale’ del processo Aemilia, nel quale era imputato, tra le altre cose, anche per l’omicidio di Antonio Dragone del 10 maggio 2004.

Un altro ergastolo al boss è stato inflitto a conclusione del secondo processo d’appello scaturito da una indagine che risale all’ormai lontanissimo anno 2000, nome in codice Scacco Matto. In questo caso la corte d’assise di Catanzaro ha inflitto a Nicolino Grande Aracri la massima pena per una serie di omicidi avvenuti negli anni Novanta nel crotonese. Condanna che, salvo colpi di scena, si avvia a diventare definitiva. Condanna all’ergastolo inflitta n primo grado dalla corte d’assise di Reggio Emilia, infine, per un duplice omicidio di ndrangheta avvenuto nell’ormai lontano 1992 in Emilia Romagna, vittime Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, due cutresi emigrati al nord che avrebbero voluto costituire una propria ’ndrina staccandosi dalla casa madre cutrese dei Dragone e dei Grande Aracri ma che vennero tacitati sul nascere a colpi di arma da fuoco.

Ci sono poi i 30 anni di reclusione inflitti a Nicolino Grande Aracri per un altro omicidio del quale è ritenuto il mandante: quello di Rosario Ruggiero, assassinato il 24 giugno 1992 a Cutro. Sentenza emessa dalla corte d’assise di Catanzaro, anche in questo caso in un secondo processo d’appello scaturito dal l’operazione Filottete contro le cosche di Petilia Policastro. Quindi i 20 anni di reclusione che gli sono stati inflitti in un altro processo d’appello a Brescia e, infine, i 6 anni e 8 mesi subiti nell’ambito del processo ‘Aemilia’ con sentenza ormai passata in giudicato.

Resta da capire quale sia la strategia che il boss ergastolano ormai ultra sessantenne ha scelto di seguire con la sua collaborazione.