Omicidi di Cremona, il pm chiede 6 ergastoli

Due persone ammazzate, altre due ferite, tutte di Cutro. Undici anni fa, il 6 settembre del 1992, alle quattro del pomeriggio si trovavano all’interno di un bar di Cremona, località Colonie Padane, quando si scatenò l’inferno di fuoco. In realtà l’unico obbiettivo era il 29enne Dramore Ruggiero, freddato all’istante; Antonio Muto, 39 anni, invece fu ucciso per errore; feriti di striscio i fratelli Rosario e Michele Diletto. Tipico agguato mafioso, secondo la ricostruzione degli inquirenti che al termine delle indagini hanno portato alla sbarra sei persone, mentre altre sono state processate a parte e condannate. Per quegli imputati ora la pubblica accusa chiede una montagna di anni di carcere: sei ergastoli.
Davanti ai giudici della Corte d’assise di Cremona mercoledì scorso il pubblico ministero Paolo Savio ha parlato dalle 9,45 del mattino alle 4 del pomeriggio: “mi ero imposto una requisitoria serena, ma ferma. E ora chiedo a voi una sentenza serena, ma ferma”.

Due persone ammazzate, altre due ferite, tutte di Cutro. Undici anni fa, il 6 settembre del 1992, alle quattro del pomeriggio si trovavano all’interno di un bar di Cremona, località Colonie Padane, quando si scatenò l’inferno di fuoco. In realtà l’unico obbiettivo era il 29enne Dramore Ruggiero, freddato all’istante; Antonio Muto, 39 anni, invece fu ucciso per errore; feriti di striscio i fratelli Rosario e Michele Diletto. Tipico agguato mafioso, secondo la ricostruzione degli inquirenti che al termine delle indagini hanno portato alla sbarra sei persone, mentre altre sono state processate a parte e condannate. Per quegli imputati ora la pubblica accusa chiede una montagna di anni di carcere: sei ergastoli.
Davanti ai giudici della Corte d’assise di Cremona mercoledì scorso il pubblico ministero Paolo Savio ha parlato dalle 9,45 del mattino alle 4 del pomeriggio: “mi ero imposto una requisitoria serena, ma ferma. E ora chiedo a voi una sentenza serena, ma ferma”. Quella sentenza, secondo Savio, prevede la condanna all’ergastolo per Nicolino Grande Aracri, 45 anni, presunto boss dell’omonima cosca di Cutro, ritenuto il mandante dell’agguato; per Francesco Lamanna, cutrese di 42 anni, indicato come il luogotenente a Cremona di Grande Aracri; per Francesco Salerno, 45 anni, di Limbiate; per Vincenzo Scandale, 43 anni, detto Enzo maglione, che avrebbe fornito le armi e l’auto; per Giuseppe De Stefano, 35 anni, che avrebbe messo a disposizione gli uomini; per Aldo Carvelli, 39 anni, di Petilia Policastro, detto ‘sparalesto’.
Carvelli è indicato come il killer che undici anni fa da Milano sarebbe giunto alle Colonie Padane con il meneghino Stefano Ghislandi, il pentito che si è auto accusato dell’omicidio ed è già stato condannato dal Gup di Brescia a 12 anni di reclusione con il rito abbreviato, così come l’altro pentito, il crotonese Vittorio Foschini. Nella ricostruzione dell’agguato, Ghislandi esplose sei colpi contro Dramore Ruggiero e ferì di striscio i fratelli Diletto, convinto, erroneamente, che volessero fare fuoco. Poi qualcuno lo colpì alla schiena con una sedia di plastica e cadde a terra. Quel qualcuno era Antonio Muto, che gridò: “Assassini, che cosa fate”. Fu, quello, un imprevisto nel delitto. E nella confusione generale, Carvelli, che aveva il compito di dare copertura a Ghislandi, sparò un colpo e ferì a morte Muto.
Il pm Savio ha poi chiesto 11 anni di reclusione per il pentito Riccardo Pellegrino, di 36 anni, e l’assoluzione per Franco Coco Trovato, 56enne di Marcedusa, ritenuto a capo di una potente organizzazione criminale che in quegli anni operava nel milanese. E’ l’uomo al quale Nicolino Grande Aracri si sarebbe rivolto per ottenere il permesso, ma anche il supporto, per portare a termine l’agguato. A confermarlo è stato il pentito crotonese Vittorio Foschini, che lo ha ribadito anche nel maggio scorso deponendo al processo Scacco matto davanti al Tribunale di Crotone. In quella occasione Foschini ha dichiarato che la sua organizzazione, che a Milano faceva capo a Franco Coco Trovato e a Giuseppe De Stefano, avrebbe ucciso alcune persone per conto di Grande Aracri. “Ci chiesero di fare due omicidi – ha affermato Foschini – e io dissi che dovevo chiedere il permesso al mio capo, Franco Coco Trovato, ma poi l’ho chiesto a Giuseppe De Stefano”. Foschini ha spiegato che in quel periodo a Cutro era stato ucciso un uomo, ritenuto affiliato al clan Grande Aracri; la donna della vittima era riuscita a strappare una collana dal collo del killer e l’aveva consegnata a Nicolino il quale avrebbe decretato la condanna a morte per l’autore del delitto, individuato nella persona di Dramore Ruggiero.
(d.p.)