Operazione Achei: sgominata associazione che ‘violentava il territorio’

CROTONE – Due persone in carcere, 21 agli arresti domiciliari; 104 indagati, 80 perquisizioni. Sono questi i numeri dell’operazione ‘Achei’ con la quale la Procura della Repubblica di Crotone ha acceso i riflettori su un’associazione a delinquere finalizzata a commettere ricerche archeologiche clandestine con danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito e ricettazione di beni culturali appartenenti allo Stato con l’aggravante della transnazionalita in riferimento quindi al traffico internazionale di beni archeologici.

Una associazione che, come ha detto il tenente colonnello Valerio Marra, comandante del gruppo Tpc di Roma, “violentava la ricchezza culturale e storica del territorio”. L’indagine è iniziata in seguito alle segnalazioni di funzionari della Soprintendenza archeologica che denunciavano la presenza di enormi buche in siti archeologici come quello del tempio di Apollo Aleo a Cirò Marina, di Casabona, di Cerasello a Pietrapaola (Cs) e di Castiglione di Paludi (Cs)

L’attività investigativa, avviata nel maggio 2017 dal sostituto procuratore Alfredo Manca (oggi a Brindisi) e completata dalla collega Ines Bellesi, ha coinvolto diverse regioni d’Italia ed anche Regno Unito, Francia, Germania e Serbia. Per questo a livello europeo l’esecuzione delle misure cautelari si è svolta con il coordinamento di Europol ed Eurojust.

L’associazione faceva riferimento a due indagati per i quali il gip del Tribunale di Crotone, Romina Rizzo, ha disposto la misura cautelare in carcere: Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni di Cirò Marina, e Alessandro Giovinazzi, 40 anni di Scandale.

Quest’ultimo, secondo le indagini, sarebbe il capo delle squadre di tombaroli che andavano a scavare, utilizzando senza alcun timore di far danni anche i mezzi meccanici in zone archeologiche alla ricerca  di reperti. Reperti che poi finivano per essere venduti anche attraverso case d’asta in Inghilterra ed in Serbia. Tutto questo – come ha rivelato l’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale – grazie ad una vera e propria organizzazione criminale dove ognuno aveva il proprio ruolo: dal tombarolo all’intermediario al ricettatore.

I carabinieri del Nucleo Tpc di Cosenza hanno anche registrato, con l’ausilio di un drone, delle immagini che riprendono i tombaroli mentre scavano nella zona di Cercello. Sequestrati nel corso dell’indagine e delle perquisizioni effettuate lunedì 18 novembre migliaia di reperti archelogici (oltre 10 mila) risalenti al periodo tar il IV e III secondo a.C.

Ulteriori approfondimenti su il Crotonese in edicola martedì 19 novembre.