Operazione Erebo, il Riesame cancella le accuse per Antonella Stasi e 5 indagati

CATANZARO – Il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di misura cautelare che nei primi giorni di marzo aveva colpito l’architetto Antonella Stasi, socia di riferimento del gruppo Marrelli, e i manager e i dipendenti della controllata Le Verdi Praterie. Erano tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata ad attività organizzate di traffico illecito di rifiuto, truffa e appropriazione di erogazione di contributi statali. Lo strumento sarebbe stato l’azienda titolare di un impianto per la produzione di biogas e quindi di energia. Secondo la direzione distrettuale antimafia, competente per alcuni reati in tema di rifiuti, la società avrebbe utilizzato “ingredienti” non comunicati agli enti (letame e farinaccio) e avrebbe violato così le norme di settore. In questo modo, le sostanze vegetali e animali avrebbero assunto l’ “etichetta di rifiuti”. Di conseguenza, la percezione degli incentivi per la produzione di energia sarebbe avvenuta irregolarmente. E anche il digestato, e cioè la parte che resta dopo il processo, considerato dalla legge un fertilizzante, si sarebbe convertito in rifiuto. La difesa – l’avvocato Francesco Verri e l’avvocato Vincenzo Ioppoli per Antonella Stasi, l’avvocato Verri e l’avvocato Laratta per Franco Carvelli, l’avvocato Verri per Anna Crugliano, Salvatore Succurro, Antonio Muto e Raffaele Rizzo – ha atteso venti giorni per presentare ricorso al Tribunale della libertà. Il tempo di studiare, approfondire, semplificare e di acquisire i pareri dei massimi esperti della materia: il professor Paolo Dell’Anno, luminare del diritto ambientale; il professore Aristide Mossardo, già preside e tuttora docente della facoltà di ingegneria di Genova e il professor Giuseppe Campanile, ordinario a Napoli e specialista nella materia dell’alimentazione animale. Con tutti loro hanno lavorato i commercialisti Giuseppe Irrera, Francesco Mazzei e Laura Caccavari. Ieri il collegio difensivo ha quindi parlato davanti al Tribunale del riesame per quasi due ore. Ha mostrato documenti che provano che la “dieta” dell’impianto era stata comunicata agli enti sin da principio e ha spiegato che il digestato altro non è che un concime, diffuso sui terreni nel rispetto dei piani agronomici non necessari, comunque, in Calabria fino al 2016 nella zona in cui opera Le Verdi Praterie. Da qui l’insussistenza di qualsiasi reato concernente i rifiuti e dei reati collegati. Nella replica, il sostituto procuratore Paolo Sirleo ha fatto alcune concessioni alla difesa ma ha ribadito la propria tesi. Oggi alle 14:50 la decisione: ordinanza annullata.

“Abbiamo lavorato un mese notte e giorno, letteralmente. Abbiamo letto le 13 mila pagine del fascicolo e acquisito i pareri dei massimi esperti della materia. Abbiamo scritto. E ieri abbiamo discusso davanti al Tribunale per due ore. Sono enormemente soddisfatto e grato ai clienti per la fiducia, ai colleghi per il lavoro collegiale, ai giudici per avere avuto la pazienza di leggere e ascoltare” ha dichiarato l’avvocato Francesco Verri.