Operazione Fructorum, Gratteri: fermato sodalizio ben organizzato

CATANZARO – Scaltri al punto da riuscire a comunicare anche dal carcere, attenti al punto da restare in silenzio per ore durante un trasporto di sostanze stupefacenti e di predisporre ronde notturne per verificare i movimenti delle forze dell’ordine, e infine senza scrupoli al punto da utilizzare anche le donne nei loro affari illeciti. Secondo il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, “aveva modalità operative di buon livello” l’organizzazione criminale che i carabinieri di Crotone hanno sgominato con l’operazione “Fructorum”, che ha portato all’arresto di 21 persone con l’accusa di associazione finalizzata al traffico di droga (marijuana, cocaina ed eroina), detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di munizioni e ricettazione di un giubbotto antiproiettile rubato a un istituto di vigilanza di Corigliano.

L’OPERAZIONE

I dettagli dell’operazione, che prende il nome dal fatto che alcuni degli arrestati sono venditori ambulanti di frutta e verdura, sono stati illustrati in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, oltre al procuratore Gratteri, i sostituti procuratori Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla, il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, Alessandro Colella, e il comandante della Compagnia dei carabinieri di Crotone, Claudio Martino. Luberto ha delineato la struttura organizzativa del sodalizio, che – ha spiegato – “operava nel territorio di Crotone e si approvvigionava utilizzando canali del Reggino, in particolare a Cinquefrondi nella Piana di Gioia Tauro, e da Catanzaro Lido”, con un capillare controllo del territorio di riferimento, la piazza crotonese, visto che in una sola serata l’organizzazione era capace di smerciare fino a 20 chili di stupefacente.

LO SPACCIO

L’organizzazione – è stato poi rilevato dagli investigatori nel corso della conferenza stampa – irradiava la sua attività anche oltre i confini regionali, arrivando a esportare la droga anche in Sicilia, in particolare nell’arcipelago delle Eolie, e curando i trasporti fin nei minimi dettagli: i carabinieri hanno infatti accertato che, per paura di essere intercettati, durante i viaggi gli esponenti del gruppo criminale riuscivano a restare in silenzio anche per due ore, e inoltre spesso ricorrevano a vere e propri “staffette” di auto. Coinvolte a pieno titolo nelle logiche criminali erano anche le donne dell’organizzazione, spesso utilizzate per trasportare o nascondere la droga in modo da sfuggire ai controlli e anche alle perquisizioni domiciliari.

FRUTTA E DROGA

Tutte le precauzioni poi – ha riferito il comandante provinciale dell’Arma di Crotone, il colonnello Alessandro Colella – venivano adottate dal sodalizio criminale nelle comunicazioni interne al gruppo: “La droga – ha spiegato l’ufficiale dei carabinieri – veniva infatti chiamata con nomi di frutta e verdura e a seconda del quantitativo, nel senso che quando parlavano di patate significava che si trattava di un grosso carico, se parlavano di fragole invece di un piccolo quantitativo, a conferma della scaltrezza e dello spessore criminale di questo gruppo, del resto comprovato dal fatto che ben 15 degli arrestati erano già noti alle forze dell’ordine”. Inoltre – ha aggiunto il comandante della Compagnia dei carabinieri di Crotone, il maggiore Claudio Martino – “abbiamo riscontrato come gli associati ragionassero in termini di economia reale, perché, quando sulla piazza crotonese scarseggiava lo stupefacente, intensificavano ancora di più gli sforzi per trovare altri canali di approvvigionamento e garantirsi maggiori guadagni”.

CONTESTO MAFIOSO

L’humus nel quale si muoveva l’organizzazione disarticolata con l’operazione odierna, partita nel 2014, era comunque un contesto ‘ndranghetistico, come ha evidenziato il sostituto Capomolla: “Tra gli associati a un certo punto non sono mancati momenti di conflitto e di tensione, che poi venivano appianati secondo dinamiche tipiche delle organizzazioni mafiose, perché comunque – ha rimarcato il magistrato della Dda – questo gruppo aveva contatti con le cosche del territorio e quindi da queste traevano una sorta di legittimazione a operare”. Nel complesso – ha poi aggiunto il procuratore Gratteri – “abbiamo colpito un’organizzazione che aveva modalità operative di buon livello, e l’abbiamo colpita con un’ottima indagine”. Un’indagine che – ha concluso il sostituto Luberto – “ci consente di segnare un punto importante sul territorio crotonese dopo che con altre inchieste abbiamo colpito le consorterie di Isola Capo Rizzuto e di Cirò”.