Oreste Cosimo, il tenore crotonese dal Coro dell’Aurora ai teatri di tutto il mondo

“A Crotone e in tutta la Calabria ci sono tante iniziative lodevoli, promosse da insegnanti determinati e capaci che con il loro lavoro hanno saputo dare ai giovani l’input per inseguire i propri sogni. Il mio desiderio è quello di poter contribuire a questo fondamentale obiettivo”. Sono le parole del tenore crotonese Oreste Cosimo che, partendo un po’ per gioco dal Coro dell’Aurora, ha raggiunto alcuni dei teatri più importanti al mondo. Il Covid sta mettendo a dura prova il mondo dell’arte e in particolar modo della musica, ma Oreste continua a studiare e portare avanti i suoi progetti. E i suoi sogni. Trantadue anni, crotonese doc, oggi vive a Vienna, una delle capitali europei della musica. Di strada ne ha fatta parecchia, ma davanti ne ha ancora tanta da percorrere.

Studiare per fare il tenore non è proprio usuale nei giovani, come è iniziata questa passione?

“Un giorno, per gioco – racconta – è venuta fuori questa passione. Senza preavviso. Imitando il pastore che in chiesa guidava i canti, mi sono accorto di avere una voce inconsueta per un bambino di 8 anni, una voce con una impostazione d’altri tempi. Cantavo come se sapessi già cosa fosse l’opera, invece no, fino a quel momento e per molto tempo ancora non avrei avuto idea di cosa fosse un tenore, un’opera o un teatro”.

E poi cosa è successo?

“A 17 anni, per puro caso, entrai nel coro dell’Aurora di Crotone e in quel momento ci fu una svolta. Conobbi delle persone speciali: i maestri Luca Campana, Ferdinando Sulla, Vittorio Galluccio, Maurizio Guerra. Loro seppero risvegliare in me l’interesse e l’amore per la lirica. La mia cameretta diventò il mio teatro e lo schermo del mio computer il palcoscenico. Scoprivo per la prima volta le opere dei più grandi compositori: Verdi, Puccini, Donizetti, Mozart e imparavo dai più grandi interpreti al mondo, da Franco Corelli fino a Pavarotti e Florez”.

A quel punto la passione diventa sempre più forte…

“Esatto. Frequentavo il Liceo Scientifico e contemporaneamente studiavo al conservatorio Torrefranca di Vibo. Qui cominciai ad inpiù travedere il mondo dell’opera. Dopo la maturità mi sono trasferito al nord, iniziando la mia nuova avventura al conservatorio ‘Arrigo Boito’ di Parma. Durante il primo anno di studio e appena compiuti 20 anni debuttai al ‘Regio’ di Parma nel ruolo di Ismaele in ‘Nabucco’ all’interno della produzione “Imparolopera”. Rimasi affascinato dall’opportunità di poter trasmettere ai ragazzi (alcuni di essi quasi miei coetanei) la mia passione per questo mondo meraviglioso. Avevo costruito il mio piccolo mondo: i primi piccoli concerti, le prime parti da comprimario in vari teatri dell’Emilia Romagna. Ero già economicamente indipendente e ne ero orgoglioso! Un anno dopo si presentò un’occasione molto interessante, il maestro Casoni della Scala di Milano, mi propose di entrare nel Coro della Scala. Ero felice ed affascinato. Ogni giorno cantavo nel coro e spesso mi venivano affidate delle piccole parti da solista nel teatro importante del mondo”.

Da quel momento inizia un’esperienza diversa: cosa accade?

“Andammo in tournée in tutti i continenti. Sentire la mia voce espandersi in teatro insieme a 100 altre era una sensazione meravigliosa, ma mi stava togliendo silenziosamente il desiderio di emergere. I 6 anni trascorsi nel coro mi hanno regalato da un lato esperienze bellissime, emozioni indimenticabili e anche la possibilità di acquistare una casa a Milano, ma dall’altro stavano spegnendo il desiderio della carriera da tenore solista”.

Quindi ha lasciato il coro?

“Ero già stato diretto come solista, da Barenboim in ‘Fidelio’ alla Scala e da Riccardo Muti in ‘Traviata’. Avevo perfino sostituito, sempre alla Scala, il tenore Francesco Meli nel ruolo principale, in una prova della ‘Traviata’ con Anna Netrebko, ma questo non bastava per essere pronto al nuovo mondo a cui andavo incontro. Grazie alla vittoria dell’Aslico, un importante concorso per giovani cantanti lirici, debuttai nel ruolo di Fenton in Falstaff in molti Teatri d’Italia, per poi debuttare nella ‘Boheme’ con la Fondazione Arena di Verona”.

Insomma i traguardi professionali sono stati tanti, ma nella vita privata?

“In quel periodo avevo conosciuto la donna della mia vita, che presto sposerò: Amelie Hois, lei è stata vicino a me in tutte queste lotte. La carriera cominciava a prendere il verso giusto. Avevo fatto altri debutti importanti e avevo molti ingaggi futuri nei teatri di Nizza, Trieste, Berna, Monaco, prima che arrivasse il Covid. Molti dei miei contratti sono stati cancellati e quello che pesa di più, oltre al danno economico, è l’amarezza di aver lasciato sul più bello, il calore del pubblico, l’adrenalina che solo in palcoscenico sa regalare”.

L’arte non si ferma però?

“Mi sono dedicato ad alcuni progetti che non avevo avuto il tempo di sviluppare. Ho messo in ordine tutti gli appunti raccolti in vari anni di ricerca per realizzare dei corsi online in collaborazione con altri colleghi, che avrà come focus la connessione fra voce ed emozioni. Ho scritto un adattamento per bambini dell’Elisir d’Amore intitolato: “L’elisir d’ amore fra i banchi di scuola”. Doveva andare in scena in alcuni teatri della Calabria, inserito in un progetto didattico ben definito ma poi il tutto si è arenato per i problemi dovuti al Covid. Nonostante la situazione difficile, continuo a studiare per perfezionare la tecnica e per cercare di trasmettere sempre di più la verità artistica del teatro”.