Percepivano indennità non dovute, indagati Scura, Urbani e un veterinario dell’Asp di Crotone

Cinque veterinari indagati per abuso d’ufficio insieme a tre alti dirigenti regionali (ovvero l’ex commissario ad acta per il piano di rientro del debito sanitario della Calabria, Massimo Scura, l’ex sub commissario Andrea Urbani, attuale direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, e il coordinatore della task force veterinaria, Pasquale Turno), oltre un milione di euro sequestrato: sono i risultati dell’operazione Artemide condotta dal comando provinciale di Catanzaro dalla Guardia di finanza. In sostanza i componenti della task-force veterinaria regionale avrebbero percepito per 9 anni emolumenti aggiuntivi illegittimi, decretati dalla struttura commissariale per la sanità calabrese.

Tra i veterinari indagati anche il medico F.A., 60 anni, di Roccabernarda, dirigente veterinario dell’Asp di Crotone, al quale i finanzieri hanno sequestrato la somma più ingente: 351.093 euro. Gli altri quattro veterinari sono dirigenti delle Asp di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria.
“Si tratta – spiega una nota delle fiamme gialle – di cinque dirigenti medici veterinari individuati dalla Regione Calabria per far parte della ‘task force veterinaria’, indagati con l’accusa di abuso d’ufficio per aver indebitamente percepito, dal 2011 e fino al 2019, indennità stipendiali non dovute, in quanto per norma di legge l’incarico ricoperto non avrebbe dovuto comportare retribuzioni aggiuntive”.

E infatti “i componenti della task force, pur essendo stati impiegati ai sensi della legge regionale 8/2003 – che prevede la possibilità di utilizzo dei dipendenti delle aziende sanitarie regionali senza oneri aggiuntivi – avevano indebitamente percepito, tre differenti emolumenti non dovuti. Pagamenti determinati con provvedimenti assunti dal coordinatore della task force medesima e dai vertici delle strutture commissariali per la sanità calabrese, nei cui confronti sono in corso ulteriori approfondimenti”.

Pagamenti – emerge dagli atti – per prestazioni aggiuntive, rimborsi chilometrici, reperibilità, che erano stati più volte censurati dalle strutture del ministero della Salute, deputate a vigilare sulla gestione commissariale. L’erogazione delle indennità è proseguita senza soluzione di continuità sino a quando, alla fine dello scorso anno, il commissario ad acta in carica, in seguito a una richiesta di documentazione avanzata in sede investigativa, le ha revocate con suoi provvedimenti.