Pericoloso e privo di remore, carcere minorile per il sedicenne che ha ucciso lo zio

ISOLA CAPO RIZZUTO – Lo zio aveva cambiato la serratura dell’abitazione che la sua famiglia rivendicava da tempo e per questo lui lo ha ucciso. E’ questo il motivo per il quale, l’8 marzo, Giuseppe Caterisano è stato ammazzato dal nipote di 16 anni davanti l’uscio di quella casa contesa a Capo Rizzuto. 
Il giovane martedì 12 marzo è stato trasferito al carcere minorile di Catanzaro dalla casa di accoglienza dove era stato portato dopo l’arresto per aver ucciso lo zio Giuseppe Caterisano con quattro colpi di pistola calibro 9 sparati alla testa.
La decisione è stata presa dal Gip presso il Tribunale dei minori di Catanzaro secondo la quale ci sono gravi elementi a carico del sedicenne che ne determinato la detenzione presso un istituto di pena minorile. Il ragazzo è stato arrestato il 9 marzo al termine di una indagine lampo dei carabinieri del comando provinciale di Crotone.
La telefonata al 112
Ad indirizzare l’attenzione dei militari verso il ragazzo era stata la chiamata di una donna al 112 che, avendo saputo del delitto, segnalava la presenza di un giovane – riconosciuto come parente della vittima – che si aggirava armato di una pistola. La donna indicava anche l’auto sulla quale il ragazzo di trovava permettendo ai carabinieri di identificarlo.
In particolare, emergeva il fatto che nel 2011 la madre del giovane aveva denunciato Giuseppe Caterisano per danneggiamento e minacce. Ai carabinieri il sedicenne ha detto che i rapporti con lo zio erano buoni e che dalle 15 alle 17 era stato con un amico. Alibi, però, smentito proprio dall’amico.
A quel punto i carabinieri, con le garanzie di legge previste per i minori, eseguivano lo stub.
La foto sul cellulare
A tradire il ragazzo è stata però una foto sul cellulare scattata nella sua stanza dove era ritratta una pistola semiautomatica calibro 9 compatibile con quella usata per l’omicidio. A quel punto i carabinieri gli chiedevano di consegnare la pistola ed il sedicenne li portava sul posto dove l’aveva lasciata in località Mortilla.
Si trattava di un’arma clandestina che il giovane ha detto di aver acquistato per 800 euro da un ricettatore.
La confessione
Ai carabinieri il ragazzo ha raccontato dei rapporti difficili con lo zio che non consentiva alla sua famiglia l’uso di un appartamento ereditato dal nonno paterno. Appartamento che si trovava nello stesso stabile dove Caterisano è stato ucciso. Appartamento al quale lo zio aveva cambiato la serratura della porta d’ingresso. Giorno 8 marzo – ha detto il ragazzo durante la confessione – era andato ancora in quell’appartamento dopo aver trovato una chiave che sembrava poter aprire quella casa. Il giovane ha spiegato di aver portato una pistola nel timore di una reazione dello zio e di averla lasciata in auto. Non riuscendo ad aprire la porta aveva deciso di affrontare lo zio, ma prima era andato a prendere l’arma in auto. Quindi aveva bussato alla porta ma lo zio, uscito in pantofole e con il telecomando della tv in mano, gli aveva negato qualsiasi confronto e si era voltato per rientrare a casa. Quando però lo zio si era girato di nuovo verso di lui il ragazzo, temendo di essere aggredito, aveva sparato.
La decisione del Gip
In base agli elementi raccolti dai carabinieri il gip Donatella Garcea ha evidenziato la gravità della condotta tipica del “regolamento dei conti” sottolineando anche la prossimità del ragazzo ad ambienti criminali nei quali aveva acquistato l’arma. Evidenziata nel provvedimento del giudice, l’aggravanti dei futili motivi. Per il gip, in virtù di alcuni atteggiamenti violenti con i compagni di scuola registrati negli anni scorsi, la personalità del ragazzi è “altamente pericolosa e priva di remore” ed esiste il pericolo che possa compiere altri delitti
Per questo il giovane, che non ha esigenze di studio essendo stato bocciato per due volte, è stato trasferito al carcere minorile.