Petilia, pena di 17 anni per il delitto dei metronotte

C’è un solo colpevole per l’omicidio di due guardie giurate avvenuto a Petilia Policastro 13 anni fa: a stabilirlo è stata la corte d’assise d’appello di Catanzaro che ha condannato a 17 anni di reclusione Vincenzo Comberiati ed ha assolto l’altro imputato Mario Mauro, entrambi di Petilia Policastro.
Una vicenda processuale controversa quella per il duplice omicidio che all’epoca suscitò notevole scalpore in paese. In primo grado Vincenzo Comberiati, 47 anni, e Mario Mauro, di 46, furono assolti dalla corte d’assise di Catanzaro; ma in appello quella sentenza venne ribaltata: ergastolo per Comberiati, 23 anni di reclusione per Mauro. Poi la Cassazione ha annullato anche la decisione di secondo grado ed ha rinviato gli atti ad una nuova sezione di corte d’appello.

C’è un solo colpevole per l’omicidio di due guardie giurate avvenuto a Petilia Policastro 13 anni fa: a stabilirlo è stata la corte d’assise d’appello di Catanzaro che ha condannato a 17 anni di reclusione Vincenzo Comberiati ed ha assolto l’altro imputato Mario Mauro, entrambi di Petilia Policastro.
Una vicenda processuale controversa quella per il duplice omicidio che all’epoca suscitò notevole scalpore in paese. In primo grado Vincenzo Comberiati, 47 anni, e Mario Mauro, di 46, furono assolti dalla corte d’assise di Catanzaro; ma in appello quella sentenza venne ribaltata: ergastolo per Comberiati, 23 anni di reclusione per Mauro. Poi la Cassazione ha annullato anche la decisione di secondo grado ed ha rinviato gli atti ad una nuova sezione di corte d’appello. Il processo si è concluso alcuni giorni fa con la condanna, appunto, del solo Comberiati; rigettata, invece, la richiesta del procuratore generale Italo Acri di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere per l’imputato.
D’altra parte era stato lo stesso procuratore generale a chiedere l’assoluzione per Mario Mauro e la condanna a 30 anni di reclusione per Comberiati, ritenuto, evidentemente, l’unico autore di entrambi i delitti: quelli dei due metronotte Domenico Bruno e Giovanni Cento uccisi il 22 marzo del 1991 in un conflitto a fuoco su via Arringa a Petilia Policastro. Bruno morì sul colpo mentre Cento, deceduto nei giorni successivi in un ospedale di Messina dove era stato trasferito per la gravità delle sue condizioni, ebbe il tempo di rispondere alle domande degli investigatori e di effettuare un riconoscimento fotografico. Proprio grazie alle indicazioni fornite in fin di vita da Cento i carabinieri risalirono a Comberiati e Mauro. E tuttavia già nel processo di primo grado i giudici della corte d’assise ritennero che le dichiarazioni rese da Cento non fossero utilizzabili, poiché il metronotte non era stato preciso nell’indicare l’assassino chiamandolo con il nomignolo di “tummaruolo” o “tummulunu”, soprannome con il quale a Petilia, secondo gli investigatori, era conosciuto appunto Vincenzo Comberiati. Dichiarazioni che evidentemente sono state ritenute probanti dalla corte d’appello che condannò i due imputati.
Di diverso avviso la nuova sezione dell’assise d’appello che ha accolto la tesi dei difensori degli imputati: gli avvocati Giovanni Aricò, Giuseppe Carvelli e Pietro Pitari per Comberiati; Giuseppe Madia e Mario Saporito per Mauro. I difensori si sono rifatti alle motivazioni dei giudici della Cassazione secondo i quali il pubblico ministero, nonostante l’imminente pericolo di vita di Cento, non chiese un incidente probatorio per cristallizare le sue dichiarazioni. Non sarebbero state sufficienti, secondo le difese, le sole sommarie informazioni a fondare le accuse. E da una perizia disposta dalla stessa corte d’assise d’appello è emerso che le condizioni di Cento non lasciavano desumere che il metronotte sarebbe morto di lì a poco.