Il presidente Enac: Sant’Anna deve chiudere. Cambieremo il piano degli aeroporti

“Non è possibile che 34 aeroporti facciano il 24 per cento dei voli, pesando quindi sui costi generali, mentre 5 grandi aeroporti fanno il 50 per cento del traffico aeroportuale. E’ inevitabile che avvenga il fallimento di aeroporti troppo piccoli. C’è troppa differenza, anche di rendimento e sicurezza, tra Bologna o Napoli da una parte, e Crotone, che infatti non a caso ha chiuso”. Lo ha detto il presidente dell’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile, Vito Riggio presentando questa mattina al Senato il rapporto 2016 dell’ente. E dalle sue parole traspare nitidamente che le intenzioni dell’Enac per il Sant’Anna non sono affatto rassicuranti e anche l’ostinata determinazione ad affidarlo in gestione alla Sacal di Lamezia. Per Riggio, insomma, il futuro di Crotone è segnato, stando alle affermazioni rilasciate un attimo dopo: “entro quale range noi possiamo sopportare che un aeroporto svolga funzioni di supporto alla società e non di tipo industriale? Non può essere un peso che ci portiamo dietro per sempre. Questa cosa era stata detta prima dell’approvazione del Piano nazionale degli aeroporti, che poi è stato fatto lo stesso da Lupi e Delrio con il concorso delle Regioni e del Parlamento, ma siccome è un programma dinamico – ha minacciato infine Riggio – ci si può tornare”.

Dopo la chiusura dello scalo, che a quanto pare Sacal intende continuare a mantenere chiuso, insomma, il prossimo passo potrebbe essere quello di escludere lo scalo crotonese dal Piano nazionale degli aeroporti.

Anche in questo caso, come in occasione delle esternazioni del presidente di Sacal Arturo De Felice, neppure una protesta, un distinguo, una precisazione si è levata dagli esponenti istituzionali direttamente interessati alla vicenda dell’aeroporto di Crotone come di quello reggino: il governatore Mario Oliverio, la sottosegretaria Dorina Bianchi, il vice ministro Riccardo Nencini, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio e perfino i sindaci della fascia ionica tacciono.

Unica voce fuori dal coro quella della consigliera regionale Flora Sculco per la quale “è incredibile e sconcertante la dichiarazione resa dal presidente dell’Enac Riggio, che, ritenendo inutili gli aeroporti di Crotone e Reggio, suggerisce addirittura una loro chiusura. E’ quanto di più cinico, iniquo e politicamente deleterio si possano attendere le aree più svantaggiate del Paese”.

“Queste aree che, come nel caso di Crotone, nei decenni scorsi hanno contribuito con le loro industrie e le loro maestranze alla ricchezza del Paese pagando prezzi enormi in termini d’impatto ambientale e di disoccupazione – replica Sculco – non hanno bisogno del ‘de profundis’ di Riggio, ma di politiche attive, investimenti e progettualità innovativa che valorizzino le risorse del territorio col potenziamento della dotazione infrastrutturale. Lo sviluppo – prosegue Flora Sculco – non si fa abbassando le saracinesche! A Riggio e a tutti coloro che vorrebbero far diventare questa parte del Paese un deserto economico e sociale stracarico di emergenze, il popolo calabrese saprà opporsi mobilitando tutte le sue energie e capacità di sdegno. Invece di dirci come si intende risolvere l’evidente deficit infrastrutturale (ferrovie malmesse e strade pubbliche come la ‘106’ che sono un killer autorizzato ad uccidere) che taglia dal Paese e dall’Europa le nostre aree, ci propinano battute cosi prive di senso e persino di stile. Se la risposta ai problemi – conclude Flora Sculco – è chiudere gli aeroporti di Crotone e Reggio, frustrando ogni possibilità di riscatto economico e sociale, c’è da attendersi che si chiudiamo le scuole e le Università che costano troppo, gli ospedali che sono in rosso, i comuni delle città del Sud subissate dalle difficoltà finanziarie e infine, perché no?, chiudiamo il Mezzogiorno e cosi avremo risolto la questione meridionale”.