Processo Aemilia, il pentito Valerio: sono stato minacciato da altri imputati

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Nuove presunte minacce e intimidazioni di stampo mafioso ai collaboratori di giustizia vengono alla luce, mentre è iniziata nell’aula del processo ‘Aemilia’ a Reggio Emilia la requisitoria del più grande processo alla ‘ndrangheta al nord. Le conclusioni dell’accusa dovrebbero durare tre udienze; la sentenza invece potrebbe arrivare fra tre mesi: 151 gli imputati.

Il clima in aula non è disteso. Nel corso dell’udienza dell’8 maggio infatti, come riportano alcuni quotidiani, il pentito Antonio Valerio, cutrese di 50 anni, ritenuto uno degli organizzatori della cosca Grande Aracri attiva in Emilia Romagna,  avrebbe dichiarato, in videoconferenza dalla località segreta in cui è ristretto, di essere stato minacciato. La rivelazione arriva dopo che era emerso il ‘pestaggio’ ai danni di un altro collaboratore di giustizia, Paolo Signifredi, raggiunto e massacrato davanti a casa nel luogo protetto in cui risiede. Sull’episodio sono in corso indagini da parte dell’antimafia. Valerio avrebbe invece riferito di essersi sentito minacciato da dichiarazioni e atteggiamenti di altri imputati.

In proposito il pm della Dda di Bologna Marco Mescolini, durante la sua requisitoria, ha rivelato di avere “grande preoccupazione per quanto riportano i giornali”. E sempre rispetto alle informazioni ottenute dai tre collaboratori di giustizia – Antonio Valerio, Salvatore Muto e Giuseppe ‘Pino’ Giglio – per confermare la presenza della cosca nel territorio emiliano, Mescolini ha detto che questi “hanno fornito riscontri formidabili a quanto da noi sostenuto”. Secondo il pm la chiamata di correo per altri imputati, supportata da “riscontri individualizzanti e attendibilità intrinseca ed estrinseca”, rappresenta “un capitolo sufficiente a portare alla condanna”.