processo Ciclone: uno stesso fucile per tre delitti

Lo stesso fucile utilizzato per tre delitti di mafia: è questa la clamorosa novità emersa nel corso del processo scaturito dell’operazione Ciclone che nel settembre del 2003 portò all’arresto di decine di persone, ritenute affiliate alle cosche mafiose di Belvedere Spinello e Rocca di Neto. Processo che è stato sdoppiato in due tronconi: da una parte quello che avrà inizio il prossimo 13 aprile davanti al Tribunale di Crotone nei confronti di 23 imputati accusati di associazione mafiosa, dall’altra quello che si sta celebrando in Corte d’assise contro nove persone che, nell’ambito della stessa inchiesta, rispondono di due omicidi avvenuti nell’agosto del 2002, frutto di uno scontro interno alla cosca capeggiata da Guirino Iona.

Lo stesso fucile utilizzato per tre delitti di mafia: è questa la clamorosa novità emersa nel corso del processo scaturito dell’operazione Ciclone che nel settembre del 2003 portò all’arresto di decine di persone, ritenute affiliate alle cosche mafiose di Belvedere Spinello e Rocca di Neto. Processo che è stato sdoppiato in due tronconi: da una parte quello che avrà inizio il prossimo 13 aprile davanti al Tribunale di Crotone nei confronti di 23 imputati accusati di associazione mafiosa, dall’altra quello che si sta celebrando in Corte d’assise contro nove persone che, nell’ambito della stessa inchiesta, rispondono di due omicidi avvenuti nell’agosto del 2002, frutto di uno scontro interno alla cosca capeggiata da Guirino Iona. Si tratta, in particolare, dell’omicidio di Ettore Ierardi, ucciso a fucilate e bruciato nell’agosto del 2002, per il quale sono imputati Guirino Iona, Maria Baffi, Massimiliano Iona, Agostino Marrazzo, Giovanni Passalacqua, Giuseppe Pizzuto e Carmelino Russano. E ancora dell’omicidio di Domenico Baffi, assassinato a Casabona una settimana più tardi a colpi di pistola, del quale rispondono Martino e Umberto Comito.
E proprio durante l’udienza che si è tenuta mercoledì scorso davanti alla corte d’assise di Catanzaro è emerso un elemento che potrebbe gettare nuova luce su alcuni delitti di mafia rimasti finora insoluti. Il contributo è giunto dall’ingegnere Vincenzo Muggino, il consulente nominato dal pubblico ministero Sandro Dolce per effettuare la perizia balistica sulle armi ritrovate dai carabinieri a Belvedere Spinello durante l’operazione Ciclone nel settembre 2003. In quella occasione i militari, che tante volte avevano sentito parlare di quelle armi durante le intercettazioni, setacciarono il territorio intorno a Belvedere Spinello finché in una zona impervia chiamata le ‘grotte di Fabbiano’ giunsero ad una piccola caverna, in un terreno di proprietà di un affiliato alla cosca Iona, Giuseppe Misiano, nella quale erano nascosti un mitragliatore a raffica con caricatore da 36 colpi tipo Mauser, due fucili automatici e uno a canne sovrapposte, un fucile a pompa, centinaia di munizioni.
Le armi sono state successivamente affidate all’ingegnere Muggino che ne ha valutato la compatibilità con tutti gli omicidi compiuti in questi ultimi anni nel territorio crotonese. Ebbene al termine della sua perizia, il consulente ha concluso che una di quelle armi, un fucile Beretta A302 semiautomatico calibro 12, ha ucciso almeno tre persone. A cominciare da Ettore Ierardi, il 42enne di Petilia Policastro assassinato l’8 agosto 2002 proprio con tre colpi di fucile calibro 12 e il cui cadavere venne poi bruciato; una conferma importante, insomma, per il pubblico ministero Sandro Dolce che di quel delitto accusa Guirino Iona ed altre sei persone imputate in questo processo.
Ma a giudizio del perito balistico lo stesso fucile sarebbe stato usato nell’ottobre del 2001 a Belvedere Spinello per uccidere anche Mario Basile, un vigile urbano di 49 anni che era sposato con una nipote di Guirino Iona. A Basile, conosciuto da tutti in paese come persona di estrema mitezza lontano anni luce dalle vicende di mafia, i killer spararono alle spalle: e alle spalle, secondo la simbologia malavitosa, si spara agli infami o ai parenti.
Sarebbe stato ‘firmato’ dalla stessa arma, infine, un omicidio che risale al 26 marzo del 1999, quando in località Cupone, nel comune di Rocca di Neto, venne ucciso il 50enne Pietro Virgilio Magra, guardia giurata.
Nel corso dell’udienza di mercoledì, maggiori chiarimenti sulle armi in questione sono stati chiesti al perito balistico dal pm Dolce e dell’avvocato Mario Nigro, che difende Maria Baffi e Guirino Iona; il consulente, su insistenza del difensore, ha ammesso che solo la mitraglietta può essere considerata arma da guerra. Il presidente della corte d’assise ha quindi dato incarico al professore Luciano Romiti, docente di fonica e fonetica all’Università della Calabria, di effettuare le perizie sulle intercettazioni telefoniche e ambientali captate durante le indagini. Sono stati acquisiti, inoltre, i risultati degli esami autoptici effettuati dal perito Massimo Rizzo sui cadaveri di Baffi e Ierardi.
All’udienza hanno presenziato gli imputati Umberto e Martino Comito e Agostino Marrazzo; Guirino Iona e Giuseppe Pizzuto erano collegati in videoconferenza.
Il processo è stato quindi aggiornato alle udienze del 28 e 29 gennaio prossimi quando saranno ascoltati sei testimoni citati dalla pubblica accusa per riferire sugli omicidi Baffi e Ierardi.